Politica

Manovra, Tremonti: sì a modifiche ma a saldi invariati

Una manovra da 43 miliardi, più una delega fiscale che frutterà 17 miliardi (2 nel 2013 e 15 nel 2014) messa a punto con un'azione collegiale di tutto il governo, «senza polemiche», che consentirà di raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014. Al tavolo per illustrare il decreto legge di correzione dei conti pubblici insieme alla delega per il fisco, c'è schierato metà governo (oltre a Tremonti, i ministri Brunetta, Romani, Calderoli, Sacconi e il portavoce del premier Bonaiuti). E come nelle grandi occasioni, c'è anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che prende per primo la parola per annunciare che il decreto è stato firmato dal presidente Napolitano e quindi entrerà in vigore in serata. Dal Colle nel pomeriggio confermano, sottolineando che sono stati «essenzialmente ricondotti i suoi contenuti alle norme strettamente attinenti alla manovra finanziaria ed a quelle suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica». Chiaro il riferimento all'esclusione dal testo della norma sul Lodo Mondadori. Ma il Quirinale dice anche che il decreto da solo non basta e «serviranno anche ordinari strumenti di bilancio e relativi disegni di legge collegati». La delega fiscale, appunto. Soprattutto il Quirinale invita al confronto e a non appesantire il testo con misure non coerenti. Spetta a Tremonti spiegare i pilastri della manovra e conferma che sarà legge ai primi di agosto. Sulla delega fiscale e assistenziale (che il governo punta ad avere nel 2012) il ministro precisa che se non si farà, scatterà comunque una sorta di clausola di salvaguardia sui conti: il taglio del 15% delle 470 agevolazioni oggi previste e che valgono circa 150 miliardi. Tremonti più in generale spiega la filosofia delle singole misure che puntano anche allo sviluppo anche se l'effetto positivo sul Pil non è «per prudenza» indicato. Questo perchè - spiega - «la crescita non dipende da un atto, non ha un momento istantaneo, ma deriva dall'azione collettiva». Apre a modifiche sulla rivalutazione delle pensioni (lo stesso ministro Sacconi lo ripete da un paio di giorni) e sul bollo titoli purchè vengano rispettati i saldi. E sempre parlando di possibili modifiche rispedisce al mittente la proposta di trasformare il decreto in una disegno di legge per dilatarne i tempi dell'esame. Ciò non toglie che siano ben accette «le buone idee» purchè siano «Eurostat-compatibili», cioè conducano allo stesso risultato: il pareggio di bilancio nel 2014. Tremonti dice di aver preso in considerazione nei giorni scorsi l'introduzione della Robin tax; peccato - spiega - che contemporaneamente la Bce si era espressa al contrario. Quanto al taglio dei costi della politica «non ci saranno atti alla Masaniello» come invece è stato chiesto, perchè non è possibile. Entreranno in vigore gradualmente e i risparmi attesi andranno a finanziare l'8 per mille. Al ministro Brunetta spetta di rassicurare sull'impatto della manovra sul pubblico impiego. Le retribuzioni saranno congelate fino a fine 2014 ma Brunetta precisa che «non ci sarà una perdita del potere d'acquisto». Romani ha invece tranquillizzato sulla riorganizzazione dell'Ice che passerà sotto il ministero degli Esteri: «è una buona riforma e nessuno rimarrà per strada». Calderoli chiarisce come è stato sciolto il nodo delle quote latte. «Non saranno più riscosse da Equitalia. Non si ferma la riscossione ma passa in altre mani». Il che significa che non saranno più coattive, con gli strumenti ora possibili agli esattori del fisco.

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