Politica

Il Cav disinnesca la mina Tremonti

Bossi frena: "Il governo rischia ancora"

Il governo va. Supera in qualche modo lo scoglio del vertice a tre Berlusconi-Bossi-Tremonti e si avvia all'ennesima verifica domani in Consiglio dei Ministri quando dovrà essere approvata la manovra economica. L'incontro di ieri, che era stato dipinto come un capolinea per il ministro dell'Economia o, in alternativa, per il governo, è filato via abbastanza tranquillo. Anche se la Lega non ha ancora sciolto tutti i suoi dubbi. Tremonti, pur mantenendo come punto fermo il rispetto del rigore dei conti, ha ceduto su qualcosa (è saltata la norma che prevedeva un controllo diretto dell'Economia su tutti gli altri ministeri), ha concesso alla Lega la revisione del patto di stabilità per i Comuni più virtuosi (che sono tutti al Nord) che hanno soldi da spendere ma sono impastoiati nei paletti fissati dal governo, e in cambio Berlusconi ha ottenuto un quasi via libera dal Carroccio sul piano dei rifiuti. In più il ministro dell'Economia ha rassicurato tutti i suoi colleghi: la manovra non è affatto blindata ma è aperta al contributo di tutti. E a chi, prima di partecipare al vertice, gli ha chiesto se aveva davvero intenzione di dimettersi, ha risposto con un secco «in tasca ho solo una manovra molto seria e responsabile». La mattinata non era comunque iniziata nel migliore dei modi visto che la Lega si era messa di impegno a tenere alta la tensione. Prima ci aveva pensato il ministro Roberto Maroni intervenendo alla cerimonia di chiusura dell'anno accademico della scuola di perfezionamento della scuola di polizia: «Decideremo se approvare la manovra in base alle risposte che ci darà Berlusconi». E prima di entrare a palazzo Chigi per il vertice Umberto Bossi aveva calcato ancora di più la mano: «Fino a quando la manovra non sarà approvata il governo rischia». All'incontro, però, allargato anche ai vertici dei tre partiti della maggioranza, i rappresentanti del Carroccio si sono limitati per lo più ad ascoltare. «Ma non c'è stato alcuno scontro – spiega il capogruppo dei Responsabili alla Camera Silvano Moffa – il clima è rimasto sempre cordiale. È stato fondamentale il richiamo alla collegialità che ha fatto Berlusconi all'inizio del vertice». Il premier è stato infatti il primo ad intervenire. Siamo nelle condizioni di poter rilanciare l'azione del governo e di recuperare il consenso – ha spiegato rivolgendosi agli alleati – in questo momento serve confronto e condivisione, occorre evitare polemiche, è necessario il dialogo nell'esecutivo e anche con l'opposizione. Poi ha parlato di momento di svolta legato alle riforme strutturali che la maggioranza ha intenzione di portare avanti, a partire da quella fiscale. Guardiamo all'estero, ha ripetuto, alle difficoltà che incontrano altri Paesi europei e che hanno imposto a quei governi misure da lacrime e sangue. Noi – è la conclusione – abbiamo fatto decisamente meglio. Un discorso conciliante al quale si è allineato anche Giulio Tremonti, anche se puntigliosamente ha ripetuto che c'è la necessità, in un momento di crisi come quello attuale, di dare subito risposte all'Europa che ci chiede rigore ed un controllo stringente dei conti. Però, ha rassicurato, questa manovra non colpisce i cittadini. Dopo il ministro dell'economia parlano in tanti: da Renato Brunetta a Maurizio Sacconi a Fabrizio Cicchitto tutti chiedono spiegazioni sui numeri, quelli che Tremonti è ancora così restio a dare. E alla fine è il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan a dare voce a quello che tutti pensano: caro Giulio non ci hai fatto vedere un numero, né tantomeno il dettaglio delle misure. Parole che spingono qualcuno dei presenti a proporre un rinvio del Consiglio dei ministri alla prossima settimana. Da Tremonti arriva però un no fermo: i mercati non aspettano, non ce lo possiamo permettere: E Berlusconi, forse per cercare di evitare altre tensioni, lo asseconda.

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