Per mesi è stato «critico» verso la governatrice del Lazio, tanto che non sono mancati contrasti evidenti. Poi, nelle ultime settimane, per smarcarsi dagli altri dirigenti del Pdl e per tentare un'alleanza che possa scalare il centrodestra, ha cambiato strada. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato netto: «Esprimo forte preoccupazione per quello che sta avvenendo nei gruppi consiliari della Regione Lazio. Sono vicino alla presidente Polverini nel momento in cui chiede un forte chiarimento per comprendere se i passaggi dei consiglieri dal gruppo della Lista Polverini al Pdl siano frutto non di scelte personali ma di manovre politiche» ha detto. Poi, prima di rivedere la governatrice a Terracina, dove anche lui sostiene il candidato della lista Città Nuove, vicina alla Polverini, che sfiderà un aspirante sindaco del Pdl, espressione del gruppo della Meloni e di Rampelli, ha aggiunto: «Oggi più che mai è necessario un forte chiarimento interno al Pdl, esteso a tutto il centrodestra laziale per rilanciare un'azione unitaria, basata sul rispetto di tutti i soggetti politici e di tutti gli iscritti al partito». Il leader de La Destra, Francesco Storace, fa lo psicologo: «Sappiamo come è fatta la Polverini, com'è il suo carattere: s'incazza e poi le passa». Netto Carlo De Romanis, vicino a Tajani: «La scelta di Bernaudo e Melpignano di passare al Gruppo del Pdl non è un atto ostile nei confronti della Polverini, bensì un semplice "rientro a casa". Una scelta da apprezzare, poiché meramente politica, non opportunistica». D'accordo con la Polverini, il capogruppo di Fli, Francesco Pasquali: «Il disappunto della presidente a seguito del passaggio di due consiglieri dal gruppo che fa capo alla sua lista al PdL è ampiamente condivisibile». I Radicali malignano: «Vorremmo sapere se la governatrice ora intende dimettersi o se c'è già un'intesa diversa, magari con Montino (il capogruppo del Pd, ndr), che ha incontrato negli scorsi giorni». Chiarissimo il deputato del Pd Enrico Gasbarra: «La giunta Polverini è in coma, il Pd stacchi la spina. Come previsto le contraddizioni di una coalizione sono venute a galla». Un altro esponente del Pd, il vicepresidente del Consiglio Bruno Astorre, va sulla stessa linea: «Il centrodestra nel Lazio è morto». Mentre il numero uno dell'Idv alla Pisana, Vincenzo Maruccio, fa i conti: «È la Polverini stessa ad ammettere la fine di questa maggioranza. Lo fa mentre denuncia una presunta compravendita di consiglieri, parlando di corruzione e di corrotti. Se conosce circostanze precise la invitiamo a informare gli organi competenti». Per il capogruppo del Pd, Esterino Montino, «comincia dal Lazio lo sfaldamento del Pdl». E se il consigliere Democratico, Marco Di Stefano, precisa che «nel Lazio il terremoto è già arrivato» e che «finisce per essere archiviata l'esperienza di una maggioranza zoppa e anomala, con un Pdl sin da subito sfiancato e litigioso», il deputato del Pd Roberto Morassut parla di «una crisi che sta paralizzando le istituzioni locali e le sta portando al punto più basso mai raggiunto negli ultimi decenni». Richiama tutti il senatore del Pdl Domenico Gramazio: «È necessario abbassare i toni e ricreare, all'indomani del ballottaggio, un tavolo di confronto serio, che porti il centrodestra della Regione Lazio ad avere tranquillità di governo e di scelta». Tranquillo il vicepresidente e leader dell'Udc Luciano Ciocchetti: «Abbiamo sottoscritto un accordo programmatico con Renata Polverini e per questo ci teniamo a confermare e rafforzare il nostro sostegno alla presidente della Regione Lazio». Raffredda gli entusiasmi del centrosinistra, il deputato del Pdl Fabio Rampelli: «La decisione di due consiglieri regionali di passare da un gruppo a un altro della maggioranza non mette certamente in discussione il governo regionale e il sostegno del PdL nei confronti di Renata Polverini, con buona pace di una sinistra che si sta ancora leccando le ferite per il crollo elettorale delle recenti elezioni amministrative». A. D. M.
Alemanno: "Ma io sto con lei"

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