In qualunque modo andranno a finire le cose coi prossimi ballottaggi, una cosa è ormai assodata: il vero vincitore di questa partita politica non è questa o quell'altra formazione elettorale ma il partito Rai. Sono state infatti le sue principali cucine e fucine a diffondere nel paese quel vero e proprio cancro politico, morale e culturale che è l'ideologia del risentimento assoluto, ossia di una posizione dello spirito non meno ringhiosa e presuntuosa che assolutamente priva di moventi costruttivi. Ed è stata appunto la diffusione di questo cancro ad assicurare, in quest'ultimo test politico, il successo elettorale delle formazioni più aggressive della nostra Sinistra. Sembrerebbe inoltre che il partito Rai, con questa sua vittoria, abbia ottenuto un risultato che potrebbe anche sembrare un paradossale rovesciamento dell'abituale retorica mass-mediologica. Il nocciolo di questa retorica, scaturita com'è noto dalla critica progressista dei mezzi di comunicazione di massa e dell'influenza da essi esercitati sui gusti e le idee del pubblico, è stata per molti anni, anzi per più decenni, l'idea che essi fossero, essenzialmente, (e altro non potessero essere) una scuola di conformismo. E invece da noi si direbbe che sia accaduto esattamente il contrario: proprio la televisione, attraverso l'azione esercitata per anni dalle sue principali tele-piazze e dai suoi più gagliardi tele-tribuni, sarebbe ormai diventata una scuola perpetua di scontento, rancore e protesta. Ma non sono poi proprio questi i principali ingredienti dell'odierno conformismo? È proprio così. Nella testa di quest'ultima nuova sinistra fomentata dal partito Rai in effetti non c'è altro che un groviglio di scontentezze, rancori e proteste, nonché di oscure brame punitive. Questi rivoluzionari da strapazzo ingordi di ghigliottine mediatiche non solo non sanno di essere gli ultimi (per il momento) interpreti ed esecutori della predicazione sinistresca italica. Non sanno nemmeno di appartenere all'eterna famiglia di coloro che un grande critico del nostro tempo, Eric Voegelin, derise magistralmente tracciandone un esilarante ritrattino in quel geniale saggetto che è Il mito del mondo nuovo. Ecco un succinto riassunto, in forma di monologo interiore, del sogno di quella figura insieme sinistra e comica: «Sono un povero ragazzo benestante e insoddisfatto. Mi sento proprio male. Mi faccio quasi schifo. Ma la causa di questo disgusto non è certo la mia stronzaggine. Infatti so bene di essere un drago intellettuale, sentimentale e morale. La colpa è piuttosto del mondo e della sua struttura intrinsecamente schifosa. Ho però capito che da tutta questa merda ci si può salvare. Non certo grazie a un redentore celeste, ma per opera e virtù di qualche redentorino terrestre, ossia di un qualsiasi ribelluccio come me. Ho infatti scoperto che ad assicurare la mia salvezza, la salvezza di tutti i disgraziati come me, la salvezza dell'intera umanità, basterà essere un semplice "ragazzo contro". E dimostrare di esserlo diventato urlando sempre e soltanto NO». La canzoncina del Ragazzo Contro è ovviamente un motivetto molto antico. La sola singolare novità è però proprio il fatto che oggi, a divulgarla ininterrottamente, provveda proprio quello strumento che è stato accusato per anni di istigare gli italiani all'evasione e alla rassegnazione, e che ha trovato da un pezzo i suoi massimi maestri in un grappolo di orfanelli degli anni di piombo.
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