Politica

È di nuovo Berlushow

Uno show. Uno show previsto. Silvio Berlusconi torna in un'aula di tribunale e torna a sparare a zero contro i magistrati che l'accusano. All'ingresso. All'uscita. E persino durante. Una volta nell'aula e dopo essere andato a salutare i giudici, il Cav si dirige verso i due pm, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, stringe loro la mano e poi, rivolto a De Pasquale, attacca: «Lei è il cattivo». Il pm non ci sta: «Si contenga». Neppure il premier: «Lei si contenga con le accuse». E De Pasquale: «Le accuse sono il mio lavoro, le battute no». Per il resto, la nuova udienza del processo Mediaset sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv, è l'occasione per il capo del governo per tornare a dire la sua sui processi. Gli chiedono se ha paura di un'eventuale condanna e lui risponde stizzito: «Nemmeno per sogno, ma che condanna. C'è una magistratura che lavora contro il Paese». Anzi, rilancia: «Credo davvero che ci si possa attendere un giudizio sereno e obiettivo». Coglie l'occasione invece per far sentire la sua voce su un altro processo, sul caso Ruby. E rivela: «Le ho dato soldi per non prostituirsi». Se la prende di nuovo con i pm: «Contro di me accuse assolutamente inventate e demenziali». Esce dal tribunale e arringa la folla. Afferra un microfono e parla davanti al migliaio di sostenitori di Giovane Italia e Promotori della Libertà che lo attendevano sin dalla mattina: «Abbiamo sentito alcuni testimoni e vengo via con una impressione drammatica del tempo che si perde per le fantasie di certi pm, ho trascorso una mattinata surreale». Ma non sembra preoccupato per questo procedimento, piuttosto s'accalora sul caso Ruby. E insiste: «Non esiste alcuna concussione. Sono sempre cortesissimo e ho chiesto un'informazione preoccupato per una situazione che poteva dar luogo ad un incidente diplomatico. Ho dato dei soldi a Ruby perché non si prostituisse. Non c'è questa accusa infamante e non c'è nulla di reale perché la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto, il fatto di non aver avuto avance da parte mia. La ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia dolorosa che ci ha persino commosso. L'avevo aiutata - aggiunge il premier - e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un'amica che lei avrebbe potuto realizzare se portava il laser antidepilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60 mila e io ho dato l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria». Poi parla delle intercettazioni telefoniche: «In un paese civile - afferma il capo del governo - le intercettazioni non possono essere portate a processo perché manipolabili». Berlusconi è tornato a parlare anche della necessità di una riforma della giustizia che «non è affatto punitiva» ma che serve a «portare la magistratura ad essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica». Non manca anche un siparietto con uno dei giornalisti che più lo ha attaccato, Giuseppe D'Avanzo di Repubblica. Appena lo vede Berlusconi lo apostrofa così: «Signor Stalin». Fuori dal tribunale, va in scena un presidio dei fan di Berlusconi con tanto di canti «Meno male che Silvio c'è», un comizio del coordinatore regionale lombardo Mario Mantovani spalleggiato da Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl.

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