Discontinuità. La parola chiave del tormentato accordo che sembra aver ricompattato il Pdl pontino è questa. L'ha chiesta Fabrizio Cirilli direttamente a Berlusconi e ai vertici regionali del Popolo della Libertà per fare un passo indietro rispetto alla propria candidatura e appoggiare quella dell'amico Giovanni Di Giorgi, consigliere regionale e ormai - salvo dietrofront - prossimo candidato allo scranno più alto per il Comune di Latina. Il Pdl pontino dunque dopo essere imploso per le lotte intestine tra An e Forza Italia, impersonate dallo scontro tra il senatore forzista Claudio Fazzone e l'ex primo cittadino Vincenzo Zaccheo, prova a trovare una sintesi. Ma per arrivarci c'è voluta l'abilità mediatrice di un giovane emergente come Stefano Galetto che si è mosso come un consumato tessitore politico di vecchio stampo, e ancor più la determinazione del sindaco di Roma Alemanno e del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. È stata quest'ultima, infatti, a insistere con Berlusconi affinché fosse Di Giorgi il candidato del Pdl. E la genesi di questa decisione è complicata. Lo stesso Di Giorgi, infatti, avrebbe spinto in un primo momento per Cirilli, gradito all'Udc e agli ex di Forza Italia ma che una parte degli ex An non digeriva. Nuovi incontri e nuovi confronti, interminabili riunioni notturne alla presenza della stessa Polverini, di Piso, di Aracri. E poi ancora incontri con il Presidente del Consiglio. Ma Di Giorgi non avrebbe mai accettato la candidatura se non con l'accordo di Cirilli e dell'Udc (a nome del quale in un primo tempo aveva parlato lo stesso Cirilli, ma la cui posizione ora è tutta da valutare). Alla fine la parola chiave, come detto, è stata discontinuità. Cirilli ha chiesto la sottoscrizione di un documento ufficiale nel quale la nuova amministrazione comunale in pectore prendesse chiaramente le distanze dai progetti della giunta Zaccheo. Un documento che dovrà essere firmato dai rappresentanti del Pdl a suggellare un accordo condiviso, la cui ufficializzazione dovrà essere fatta oggi. Come sempre in questi casi, telefonate, indiscrezioni e ipotesi si sono rincorse per tutta la giornata. E ovviamente argomento principale, oltre al fatidico «sì», è stato anche l'accordo sui possibili incarichi. Ecco allora affacciarsi la «notizia» dell'incarico di vice sindaco con annessa delega all'Ambiente per Cirilli piuttosto che un'ipotetica posizione di respiro regionale. In realtà, oggi come oggi, pensare a Cirilli come a un politico concentrato su incarichi e poltrone sarebbe fargli torto; se avesse voluto, avrebbe ottenuto tanto anche in altre occasioni, e non l'ha mai fatto. E poi in questo momento la scommessa vera, da vincere o da perdere, è il ricompattamento del Pdl dopo mesi di lacerazioni devastanti. Il fatto che la lista civica rappresentata proprio da Cirilli avrà la giusta visibilità nel futuro possibile governo cittadino va da sé, senza bisogno di particolari contrattazioni. Che al contrario andranno fatte, sempre politicamente parlando, per vedere cosa inserire in questo documento di «discontinuità» e poi con l'Udc, ad oggi escluso dalle consultazioni romane. Cosa questa che non è passata inosservata ai vertici del partito di Casini, che avevano spinto per Cirilli in quanto candidatura che avrebbe potuto dare rappresentanza all'area moderata «anche oltre il Pdl». A questo punto, dunque, bisognerà aprire un nuovo tavolo di trattative, perché è possibile che l'area di centro si presenti alle elezioni con un proprio candidato, o forse anche con più di uno. Con un Moscardelli capace di aggregare il centrosinistra e in più l'area moderata degli ex democristiani, la prospettiva del ballottaggio è la più probabile. E a quel punto l'Udc potrà far pesare il suo essere ago della bilancia. Questo lo scenario di domani, ma per arrivarci è necessario far quadrare i conti oggi. Il primo passo è stato fatto con la Polverini «garante» della buona scelta di Di Giorgi, veicolata da Galetto, avallata da Alemanno, digerita da Fazzone e benedetta da Berlusconi. Poi il passaggio sul documento fondamentale per cooptare Cirilli, ossia quello sulla discontinuità. Poi oggi, nel primo pomeriggio, l'ultimo formale passaggio: l'incontro di Cirilli con la sua compagine per definire la strategia elettorale pro Di Giorgi. Solo dopo si partirà ufficialmente, con poco più di un mese e mezzo a disposizione, prima di arrivare al voto. Cosa questa che rende comunque improbabile, visto il poco tempo, uno spostamento dell'Udc - che vorrà ugualmente garanzie su uomini e programmi - verso la sponda del centrosinistra.
Il candidato Pdl a Latina è Di Giorgi
