Un«attentato all'indipendenza della magistratura». L'Associazione nazionale magistrati alza la voce contro la riforma del governo Berlusconi in materia di giustizia e se la prende con una maggioranza ritenuta «illegittima» ad affrontare il tema. Così le toghe politicizzate tornano a dare battaglia e lo fanno, per prima cosa, pubblicando sulla home page del sito www.associazionemagistrati.it otto schede mirate ad elencare i presunti difetti della riforma e, poi, dal palco del convegno di un convegno sulla giustizia organizzato da Sinistra ecologia e libertà. Ed è proprio il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini a dare sfogo alle critiche: «A mio avviso questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politico-culturale e morale per affrontare il tema della riforma della giustizia». Una chiara presa di posizione puramente antiberlusconiana che non ha fatto altro che aumentare la tensione tra il Pdl e il sindacato dei togati proprio alla vigilia di una importante riunione dell'Anm dove si dovrà decidere sulla linea da tenere a riguardo della riforma. Le parole di Cascini intanto hanno scatenato la bufera. Tra i primi a scendere in campo c'è stato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto definendo le espressioni del togato «eversive». Ancora più duro il collega del Senato Maurizio Gasparri che ha parlato di dichiarazioni «offensive della democrazia e di milioni di elettori» mentre il suo vice, Gaetano Quagliariello, dopo aver constatato che «il dottor Cascini confonde pericolosamente il ruolo dei poteri dello Stato e delle parti politiche», invoca sanzioni: «La sua funzione sindacale rende le sue dichiarazioni gravissime al punto da sollecitare un immediato intervento del Consiglio superiore della magistratura». Sanzioni che diventano una richiesta di «dimissioni» nelle dichiarazioni del sottosegretario Carlo Giovanardi. Qualche ora più tardi è toccato al presidente dell'Anm, Luca Palamara, correggere, in parte, il tiro spiegando che la contestazione è sul «merito» del testo approvato dal Consiglio dei ministri il 10 marzo scorso. «È chiaro - ha aggiunto - che sul metodo si può discutere». Eppure anche su questo l'Amn si smentisce da sola, infatti è proprio sul «merito» che è stata stilata la dettagliata scheda pubblicata sul proprio sito. La crociata anti-Cav è pronta quindi a ripartire. Così, ironicamente, diventa vero quanto detto da Berlusconi («con questa riforma non ci sarebbe stata Mani Pulite»): «Se la politica avesse deciso quali reati perseguire e se il pm non avesse potuto disporre della polizia giudiziaria - spiega il sindacato delle toghe - nessuna indagine sulla corruzione sarebbe mai iniziata». È falso invece che i magistrati non pagano per i loro errori e non sono sottoposti a controlli: «In Italia, come in tutti gli ordinamenti democratici, è già prevista una responsabilità civile indiretta per i casi di dolo o colpa grave e nessuna altra categoria professionale ha un sistema disciplinare così rigoroso». Insomma, sono tante le ragioni per cui l'Anm dice «no» alla riforma e proprio per queste ragioni i magistrati più «barricaderi» continuano a spingere per la proclamazione di uno sciopero anche se alla fine sembra essere quella di proclamare lo stato di agitazione, evocando soltanto l'ipotesi di un ricorso a «forme più estreme» di protesta.
«Attentato»
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