Vuole la sfida. Vuole andare lì e spaccare tutto. Vuole fargliela vedere. Vuole il faccia a faccia. L’uno contro uno. Silvio Berlusconi è deciso a presentarsi dai magistrati che l’hanno convocato in Procura per la settimana prossima: gli hanno dato a disposizione le date tra il 21 e il 23 gennaio. Vuole andare. Chi ha parlato con il premier riferisce che il Cavaliere ha idee chiare: presentarsi in Procura e mettere in pratica il contro-sputtanamento. Andare dai pm e chiedere l'udienza pubblica, di essere interrogato davanti alle telecamere di tutto il mondo e smontare l'inchiesta, le accuse contro di lui. E soprattutto mettere sott'inchiesta gli stessi pm. Spiegare agli italiani (perché si sappia a livello internazionale) che tipo di magistratura sia quella italiana. Fortemente politicizzata. Che ha in testa un solo obiettivo: farlo fuori. E ci prova in ogni modo. Visto che ancora non ci è riuscita, prova a distruggerlo mediaticamente, a devastargli l'immagine in maniera irrecuperabile, a minare la sua credibilità. Perché, questo è il Berlusconi-pensiero, nell'indagine non c'è nulla. Silvio ha letto attentamente le quattrocento pagine dell'inchiesta ed è convinto che non ci sia nulla che penalmente possa impensierirlo. «Ci sono solo due ragazze che dicono che questa Ruby avrebbe avuto rapporti sessuali con me. Basta, tutto qua», ha raccontato il premier ad alcuni fedelissimi. In quelle pagine però ci sono molte frasi di queste fanciulle, conversazioni telefoniche, giudizi non proprio lusinghieri sul premier, racconti delle feste private. Insomma, a giudizio di Silvio una bella sventagliata di fango e basta. Alla quale lui vuole rispondere con le stesse armi. Mostrarsi davanti a trenta telecamere e distruggere i pm e le loro tesi. Come sempre accade in questi casi i suoi si dividono in due anime. Quelli che lo incitano e lo eccitano; quelli invece che lo frenano. Tra questi sicuramente gli avvocati, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che lo invitano a riflettere. Ad aspettare. A vedere esattamente che carte ha in mano la Procura. A sentire qualcuno dei testimoni. Insomma, a vagliare passo per passo ciò che c'è da fare. E soprattutto cercare di capire quali sono tutte le prove che hanno i pm, se ce ne sono altre. Quella convocazione per il fine settimana potrebbe essere una trappola, potrebbe essere attirato su un piano che sembra in discesa, ad affrontare una battaglia che appare già vinta, facile e poi si ritrova ad affrontare una pioggia di bombe atomiche. Alcuni tra i fedelissimi del premer, infatti, sono convinti che non è possibile che le prove in mano ai magistrati siano solo quelle finora tirate fuori. Cioé poca roba. Così, già a metà mattina (nel primo pomeriggio volerà a Milano, appena un saluto dall'auto) Berlusconi rilascia una dichiarazione che è una dichiarazione di guerra. Ma anche il Cav si copre e non svela tutte le sue intenzioni: «Ci troviamo di fronte all'ennesimo teorema costruito appositamente per gettare fango sulla mia persona e sul mio ruolo istituzionale nel tentativo, illusorio, di eliminarmi dalla scena politica. Ma questa volta è stato superato ogni limite. Il fango ricadrà su chi utilizza la giustizia come arma politica». Quindi ricorda: «Mai, in diciassette anni di accanita persecuzione giudiziaria contro la mia persona, alcuni pubblici ministeri della Procura di Milano erano arrivati a stravolgere, in modo così inverosimile e grottesco, la realtà dei fatti, le garanzie costituzionali e lo Stato di diritto. Sono stati intercettati per mesi, in maniera sistematica, tutti coloro che hanno osato varcare il cancello della mia residenza privata di Arcore, come se essere ospiti del presidente del Consiglio costituisse di per sé un grave indizio di reato. Nonostante un imponente apparato investigativo degno di ben altro tipo di indagine e avviato a dispetto di una palese incompetenza funzionale e territoriale, i Pm milanesi alla fine hanno raccolto soltanto chiacchiere e conversazioni private senza alcuna rilevanza penale. Hanno ugualmente proceduto in spregio a ogni norma, a ogni codice, a un utilizzo equilibrato degli strumenti giudiziari, mettendo in atto perquisizioni e trattamenti inaccettabili nei confronti di persone considerate semplicemente «a conoscenza dei fatti». Infine il messaggio conclusivo di Berlusconi: «Questa ulteriore macchinazione giudiziaria, per quanto possente e ampliata dal solito circuito mediatico, non riuscirà a fermarci e a distoglierci dal nostro impegno di cambiare il Paese. Anche questa volta non ce la faranno».
Silvio prepara lo show in tribunale
