Addio Pdl. Non il partito, quello resterà. Addio al nome. Non ha mai fatto presa, non è entrato nella testa degli italiani. E anche in tv viene sempre citato male, addirittura storpiato. Alle volte viene persino menzionato al femminile: "la" Pdl, invece de "il" Pdl, visto che la sigla sta per Popolo della Libertà. Nel consueto pranzo di auguri con gli eurodeputati, stavolta all'hotel Duke ai Parioli, Silvio Berlusconi si lascia sfuggire la prossima novità. Il preludio di un nuovo predellino. Si cambia. Di nuovo. Si cambia nome. Al momento le opzioni sul tappeto restano sostanzialmente tre. Prima, «Italia delle Libertà», nome che potrebbe essere lanciato in caso di elezioni non immediate. Il percorso prevede la stessa strada che portò alla nascita della Casa della Libertà, ovvero il lancio di una nuova coalizione che lasci in vita il partito principale - il Pdl - ma che apra a nuovi movimenti che potrebbero federarsi con la formazione guida o entrare nel listone-base. La seconda ipotesi vede il cambio del nome sic et sempliciter e potrebbe entrare in cambio in caso di elezioni immediate, la soluzione sarebbe «Avanti Italia». Era spuntato anche un «Per l'Italia», scartato perché al Cavaliere non piace l'acronimo Pli come quello dei liberali. Infine c'è la soluzione intermedia, quella che tutto sommato Berlusconi preferisce più di tutte: «Forza Italia». È il nome che più ha fatto presa, gli elettori ancora lo ricordano nitidamente. Ma ci sono le resistenze di quelli di An che molto difficilmente potrebbero digerire il nuovo-vecchio nome. Si vedrà, c'è tempo per pensarci. Intanto il premier parla della Giustizia, dice che c'era un patto Fini-Anm per bloccare la riforme in particolare quella sulle intercettazioni. Più tardi glisserà. Dopo il pranzo sale al Quirinale per il consueto scambio di auguri al Quirinale. E diventa un Silvio show. Avvicina Pasquale Viespoli, capogruppo di Fli al Senato, e all'orecchio gli mormora: «Non c'è un c...o di motivo per votarvi». Ringrazia Napolitano: «Ha spezzato una lancia in favore della continuità». Parla dei ragazzi che si preparano alla piazza: «Non temo scontri, forse la riforma che abbiamo fatto non è stata bene illustrata agli studenti. Quindi francamente non riesco a capire queste manifestazioni di protesta. Non è stato aumentato nulla per quanto riguarda i costi degli studenti. Se avessimo avuto più disponibilità, avrei introdotto anche delle misure che avrebbero reso onore al merito ai più bravi». Afferra per i fianchi Francesco Rutelli e scherza: «Mi si inchina il terzo polo». E proprio dal centro in serata al Tg1 arriva un'apertura non da poco da Pier Ferdinando Casini: «Se Silvio Berlusconi, come ha fatto Obama negli Usa, farà un appello alle forze politiche alla responsabilità, viste le difficoltà economiche che attraversa il Paese, l'Udc farà la sua parte ma senza posti, senza ingressi nel governo, perché sarebbe trasformismo».
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