Politica

La tv sfascista

Il presidente di Generali Cesare Geronzi sostiene che è "meglio non guardare la tv" perché porta i segnali dell’imbarbarimento della società italiana. Questo è certamente uno di quei momenti, basta fare un po’ di zapping con il telecomando per rendersi conto che qualcosa è andato decisamente storto nello sviluppo della cultura, dell'identità e della coscienza della nazione. Politica e cronaca sono ormai proiettati in una grottesca splatter-dimensione. Dal delitto di Sara al talk show del Palazzo, schizza di tutto, tranne l'intelligenza. Siamo alla tv sfascista.Non è un problema che nasce oggi e non è neppure, come vorrebbero gli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo, il frutto marcio del Cavaliere a 64 pollici. Il nostro modello di nazione è in disfacimento dalla fine degli anni Sessanta, la tv ne ha accelerato la visione collettiva, la percezione (reale e iperreale) e facilitato la sedimentazione nella mente di chi non ha altri punti di riferimento.   Trovandomi in questi giorni in California, in un centro di studio e ricerca sull'alta tecnologia, ho avuto la fortuna di "vedere" il futuro che sta disegnando - inesorabilmente - la crescita esponenziale dell'hi-tech e posso scrivere con buone probabilità di centrare la previsione che il ruolo della tv - per me già non più decisivo nel presente - negli anni a venire sarà marginale rispetto alla crescita vorticosa di altri strumenti di comunicazione. Intelligenza artificiale, sviluppo dei computer e una società globale sempre connessa, daranno alla televisione un colpo decisivo. Presto non sarà più come la vediamo. Lo schermo e la visione passiva saranno sostituiti da strumenti e interfacce che renderanno la tv il residuato di una cultura povera e senza scambio, buona forse soltanto per fasce di consumatori non consapevoli, non interattivi e con una capacità di reddito (e spesa) limitata. Il satellite e il digitale, presentati come il futuro, in realtà rischiano di essere travolti dalla crescita esponenziale di altre tecnologie. Gli investimenti di oggi rischiano di essere inutili. Il consumatore, lo spettatore potrà davvero schiacciare un pulsante e mandare all'aria tutti i piani industriali dei signori della televisione. Mi sarebbe piaciuto leggere qualche considerazione del Presidente della Rai su questi temi. Invece apprendo che Paolo Garimberti è impegnato a garantire la libertà - lui, Garimberti, nominato in Rai dalla politica - di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Nientemeno. Così abbiamo la fantastica storia italiana per cui il vertice del consiglio d'amministrazione, l'uomo che dovrebbe disegnare insieme al cda e al direttore generale la Rai del futuro, si occupa di un programma tv e dei suoi contenuti, degli autori e dei conduttori. È questa la sua missione? Non lo è e non dovrebbe esserlo, ma in Rai da tempo ogni regola è saltata e ciò che regna è l'anarchia. Per cui la confusione di ruoli e responsabilità è la norma e ogni forma di gerarchia è andata a carte quarantotto. Così un gruppo di intellettualini con il cuore a sinistra e il portafoglio rigorosamente a destra mette in scena una commedia dove la "libertà" diventa l'insegna di guerra da mostrare per poter incassare meglio e fare politica a spese del contribuente che - lo scrivo en passant, giusto per dovere di cronaca - paga il canone del servizio pubblico. Tutto legittimo, ma non si alzi la bandiera della libertà per giustificare tutto questo. La Rai è da sempre aperta al pensiero politicamente corretto della sinistra e chiusa a doppia mandata a tutto il resto. Quel che è consolante è che la sua influenza è destinata a diminuire e l'incapacità dei suoi dirigenti - di ieri e di oggi - di avere una visione sul futuro la condurrà a una lenta ma inesorabile agonia. Mentre scrivo questo articolo, un genio chiamato Ray Kurzweil è collegato in videoconferenza con Singularity University e parla di questo argomento: "The future of thinking". Futuro. Pensiero. Nei prossimi giorni cercherò di raccontare ai lettori che cosa sta accadendo qui, nella fabbrica del domani. Qualcosa di più serio della Rai e di quel penoso teatrino virtuale che è diventata l'Italia. Un posto dove queste due parole, "futuro" e "pensiero", sembrano stonature di un'orchestra dove suonano e prendono applausi soltanto i tromboni. Il vecchio Mike che ci guarda dall'alto direbbe: Allegria!

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