Politica

Sì del Senato alla Manovra

Tremonti: la fiducia dà fiducia

Con il sì del Senato alla fiducia sulla manovra si chiude il primo decisivo passaggio parlamentare per il decreto di correzione dei conti italiani. Un intervento da circa 25 miliardi di euro necessario per mantenere gli impegni  con Bruxelles sul deficit. Una manovra pesante, riconosciuta da tutti come necessaria per mettere al riparo l'Italia da ulteriori turbolenze finanziarie, ma contestatissima fin dalla sua approvazione in Consiglio dei ministri il 25 maggio scorso. In trincea, in primis, i governatori che hanno protestato duramente contro i pesanti tagli alle Regioni, arrivando  a minacciare la restituzione allo Stato di deleghe importanti, dai trasporti all'ambiente. La partita, tuttavia, non è ancora chiusa. Oggi i governatori torneranno a riunirsi per valutare le mosse future, a maggior ragione adesso che non ci sono più spazi per intervenire in manovra. Molte altre le altre categorie sul piede di guerra, a cui però è toccata miglior sorte: dai disabili che chiedevano modifiche alla soglia di invalidità, ai farmacisti che volevano una più equa distribuzione dei sacrifici, dai magistrati fino a Province e Comuni e sono state accontentante con la promessa di maggiori spazi per l'autonomia impositiva con il federalismo fiscale. Numerosi anche gli incidenti di percorso durante l'iter a palazzo Madama. Per citare i più celebri, si può ricordare il dietrofont del governo sullo stop al requisito di 40 anni di contributi, bollato dal ministro Maurizio Sacconi come un 'refuso', ma poi smentito dal collega Giulio Tremonti. E ancora, l'annosa vicenda delle 'quote latte' che ha scatenato polemiche dopo l'annuncio di Bruxelles di una possibile procedura di infrazione a carico dell'Italia per la proroga della sospensione del pagamento delle multe. Marcia indietro dell'esecutivo anche sul taglio  delle tredicesime per poliziotti, magistrati e altri comparti. Dal Senato, tuttavia, come ha sottolineato lo stesso Tremonti, la manovra esce migliorata e con i saldi invariati. Molte le novità introdotte nel passaggio in commissione che si sono andate ad aggiungere a un provvedimento già molto corposo che consentirà all'Italia di ridurre il deficit dal 5% del Pil del 2010 al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2011. Tra le norme di maggior peso, c'è il blocco degli stipendi per i dipendenti pubblici, le novità sulle pensioni, i tagli per Regioni, Province e Comuni. E ancora, la riduzione degli stipendi dei manager, dei ministeri e dei  costi della politica, la stretta sull'evasione fiscale e le assicurazioni. Entrano anche le norme per la libertà d'impresa, i rincari dei pedaggi autostradali e la sanatoria di oltre 2 milioni di 'case-fantasma'. Il testo passa adesso 'blindato' a Montecitorio per il  via libera definitivo, senza modifiche, e con un nuovo voto di fiducia entro fine mese.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.