Politica

Il Disaccordo Anulare

Siamo al Grande Disaccordo Anulare. Gianni Alemanno ha messo in moto il bulldozer, Renata Polverini ruggisce. E il can can del Federalismo non è neppure cominciato. Mettiamo da parte le "calderolate" e badiamo al sodo. La manovra colpisce gli enti locali e l’emendamento presentato alla Finanziaria (i tagli restano ma verranno decisi dalle Regioni) non cambia la sostanza: la manovra così com’è rischia l’affondamento in aula. Ad aggravare la situazione c’è l’aumento dei pedaggi autostradali che potrebbe prelevare parecchi euro dal bilancio dei pendolari che fanno rotta sulla Capitale. Così è difficile dire che non si mettono le mani nelle tasche degli italiani.   Oltre il sessanta per cento delle riduzioni di spesa nella Finanziaria è atteso dalle Regioni. Voglio esser chiaro: c’è molto da tagliare, il pozzo delle prebende, dei progetti inutili, dei costi della politica è profondo, ma se guardiamo quel che è stato fatto non possiamo non concludere che i tagli sono quasi a senso unico e, di converso, non ci sono grandi spazi di autonomia impositiva per le Regioni. Se il Federalismo fiscale fosse quello che emerge dalla manovra, i leghisti dovrebbero votare contro Giulio Tremonti: i margini di movimento degli enti locali infatti sono ristretti, tanto che si pensa di introdurre una nuova tassa (e questo governo doveva tagliarle) per dare ai Comuni una leva da muovere visto che l’Ici è stata mandata in soffitta. Siamo di fronte a un gatto che cerca di mordersi la coda e, francamente, appare evidente come questa Finanziaria, nata per tamponare una crisi europea, sia difficile da conciliare con i progetti federalisti del Carroccio.   Il Pdl e la Lega si trovano di fronte a un imprevisto e, come mi diceva ieri un vecchio navigatore dei conti pubblici italiani, sono le cose (e non l’inesistente opposizione) che si stanno occupando di mettere la maggioranza di fronte alle proprie responsabilità. Governare un Paese come l’Italia non è semplice, ma giorno dopo giorno sta emergendo un dato di fatto: lo Stato a trazione leghista non funziona perché la nostra architettura non prevede il Nord senza il Sud e il Sud senza il Nord. L’Italia si tiene se il Settentrione traina il Meridione e se il Meridione resta serbatoio di interessi politici ed economici del Settentrione. Il resto della partita prevede un solo scenario alternativo: la secessione. La stessa Lega oggi dovrebbe chiedersi se questo sia un disegno conveniente. È vero che il Sud ha una classe dirigente poco presentabile, è vero che la Storia ci consegna un’area di sottosviluppo, ma è altrettanto vero che il Mezzogiorno per il Nord è un mercato di consumatori certo e di investimenti reali e potenziali importanti. Provate a pensare all’energia, all’acqua, al turismo, alla ricerca tecnologica e al Mediterraneo come espressione geoeconomica. Qualcuno può dire che quel terreno sia da lasciare alla Francia di Sarkozy? La Lega può dire con serenità che su quei mercati gli imprenditori del Nord non hanno interessi? Non credo. Silvio Berlusconi sa bene di cosa sto scrivendo e lo stesso Tremonti ne è cosciente. L’Italia può diventare federale solo in una cornice unitaria, altrimenti diventa una riedizione dei Granducati con gli scudi di latta e con il Settentrione che viene assorbito dalla calamita tedesca. Fantapolitica? No, in Europa queste cose stanno già accadendo. Il Belgio si sta frantumando (e a Bruxelles c’è la capitale dell’Europa), la Germania non voleva pagare il debito di Atene, il "Clud Med" di Spagna, Portogallo, Grecia, Francia e Italia è guardato con sospetto da Berlino. Il Vecchio Continente è in coda al casello: anche in Europa, c’è un Grande Disaccordo Anulare.

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