Politica

Roma in piazza: "Boicottiamo Israele È uno Stato nazista"

«Assassini» e «Palestina libera» sono i più gettonati. Ma lo slogan più duro è quello che traccia il parallelo tra Israele e il Terzo Reich: «Stato nazista di occupazione», lo definiscono i manifestanti. Un anziano comunista sembra quasi voler scongiurare la definizione storicamente azzardata ma emotivamente condivisa da molti: «Israeliani - recita il cartello del Pdci che porta al collo - non costringeteci a dirvi che siete peggio dei nazisti!». Non ci sono state bandiere con la stella di David bruciate e l'unico momento di tensione, quando il corteo è passato accanto al ghetto, non ha fatto precipitare la situazione in scontri di piazza. Nessuna violenza ieri pomeriggio durante la manifestazione per protestare contro la strage in mare. Ma la rabbia per l'attacco della marina di Tel Aviv alla «flottiglia della pace» e per i 9 morti si leggeva sui volti e si sentiva nell'aria. Ed era scritta su striscioni e cartelli. L'appuntamento è alle cinque in piazza San Marco. La gente arriva poco per volta, fino a raggiungere una piccola folla di circa duemila persone. Sventolano le bandiere della Palestina, di Rifondazione comunista, dei Cobas, della Fiom, dell'Italia dei valori. «Potete farvi indietro con le bandiere dei partiti? - chiede una donna - È per rispetto dei palestinesi...». Nessuno esegue. Tra i molti volti sconosciuti, in un tripudio di kefiah, spiccano quelli più noti dell'ex senatore Ds Cesare Salvi, portavoce della federazione della Sinistra, del verde Paolo Cento, di Giorgio Cremaschi, membro della segreteria nazionale della Fiom. «Esercito israeliano assassino e vigliacco», recita uno striscione. «Fuori Israele dall'Onu», propone un secondo. «Boicotta Israele!», suggerisce imperativo un altro con la stella di David cancellata da una banda rossa. Ed è questa la strategia che gli organizzatori vorrebbero realizzare: «Ma dal basso - spiega Fabio Amato, responsabile esteri del Prc - Perché è l'unico modo per mettere Israele di fronte alle sue responsabilità». Tra la gente ci sono anche alcune signore-sandwich statunitensi: «Interrompete l'aiuto militare Usa a Israele», è lo slogan in inglese sui loro cartelli, firmati «cittadini americani per la pace». Alle sei e mezza il sit-in convocato inizialmente in segno di solidarietà alla flotta pacifista bloccata da Tzahal a decine di miglia dalla striscia di Gaza, si tramuta, dopo una breve trattativa con la Questura, in un corteo autorizzato fino a Montecitorio. «In Palestina la macchina da guerra israeliana ha scatenato un inferno di orrore, morte e distruzione - urla al megafono uno dei palestinesi intervenuti - Quello israeliano è uno Stato nazista di occupazione». Il corteo parte. Attraversa via delle Botteghe Oscure e passa da largo Argentina. Qui alcuni ebrei cercano di avvicinarsi sventolando bandiere israeliane. Vengono bloccati dalla polizia. Qualche manifestante vorrebbe affrontarli. Ma poi tutto fila liscio e il serpentone variopinto e vociante prosegue per via dei Sediari, piazza della Minerva, il Pantheon. E sbuca su piazza Montecitorio. Il corteo si trasforma di nuovo in sit-in. «Palestina libera», scandiscono i palestinesi in arabo. Gli italiani fanno loro eco nella nostra lingua. Poi le accuse al Governo, «il più filo-israeliano d'Europa». E, mentre si apprende che gli ebrei presidieranno tutta la notte il ghetto, gli organizzatori annunciano: la protesta continuerà ad oltranza e oggi tutti a far casino davanti all'ambasciata d'Israele.

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