L’Europa è seduta sul vulcano del debito sovrano e il mantice della speculazione soffia per rendere la situazione incandescente. È in questi frangenti che si distinguono i chiacchieroni da chi fa, le teste strambe da quelle con il fosforo. Non occorre essere degli intelligentoni per comprendere un fatto elementare: per l’Italia non è il momento di affidarsi all’avventuriero di turno o a un’opposizione in cerca d’autore. C’è chi lavora a costruire correnti di partito e chi cerca di non far saltare il banco del debito pubblico. C’è chi da anni non trova un leader e un profilo politico accettabile e credibile per proporsi come alternativa e chi - tra mille difficoltà e non pochi errori - prova a tenere in piedi la baracca. A Silvio Berlusconi si possono muovere tante critiche, ma gli va riconosciuta un’abilità non comune nei rapporti internazionali. Di Giulio Tremonti si può dire che non ami la collegialità, ma la sua credibilità in Europa oggi è indiscutibile. Fu il governo di Romano Prodi a condurci nell’euro. Gli italiani che pagano le tasse sopportarono dei sacrifici, ma non capirono a fondo quanto ci sarebbe costato in termini di cambio e potere d’acquisto l’ingresso in Eurolandia. Oggi rischiano di non comprendere quale sia la posta in gioco. Per questo serve unità. Il centrosinistra, se vuole, ha l’occasione per collaborare lealmente con il governo al piano di salvataggio. Per ora è impegnato nel ciclopico lavoro di guardarsi l’ombelico.
E la sinistra si guarda l'ombelico
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