«In questo momento bisogna restare uniti, non è il momento per le polemiche». Silvio Berlusconi è preoccupato per quanto sta accadendo in Grecia, per il fatto che l'Europa non riesce a trovare un minimo di accordo neanche in questa fase, per il fatto che l'Italia in qualche modo non è immune da rischi e per il fatto che il governo si prepara a varare una manovra che leggera non è, da almeno 25 miliardi. Con questi chiari di luna il premier mette da parte il dossier ministero dello Sviluppo Economico. In pole position per la nomina a successore di Claudio Scajola resta Paolo Romani. Berlusconi vorrebbe anche che restasse titolare delle deleghe che riguardano le Comunicazioni. Insomma, punterebbe a un cambio di guardia soft senza troppe rotture e che lo tenga lontano da mini-rimpasti. Che invece farebbero comodo alla Lega: Bossi non ha nascosto che gradirebbe un passaggio di Galan al dicastero di via Veneto lasciando al Carroccio di nuovo la guida delle Politiche Agricole. Anzi, proprio nei confronti della Lega Berlusconi ha mostrato ieri una certa insoddisfazione. Una sorta di fastidio. Il momento politico è delicato. Quello economico è quasi drammatico. Per questo non è il caso di aprire oggi altri fronti. Anche un finiano, seppur moderato, come Andrea Ronchi in consiglio dei ministri ha riconosciuto senza mezze misure i meriti di Giulio Tremonti nella difficile situazione, nel fatto di aver compreso prima degli altri il sopraggiungere della crisi e avervi posto rimedio. E non è un caso dunque che da parte dei leghisti ieri è stata una giornata di toni abbassati. Lo stesso Bossi ha moderato i temi posti: «Noi non ne facciamo una questione di posti e sono fiducioso che tutto andrà per il meglio». E quindi ha aggiunto: «Non ho ancora sentito qualcuno che voglia andare al ministero dello Sviluppo economico. E questa mattina il Consiglio dei ministri ha accettato che sia Berlusconi ad assumerne l'interim». Nello stesso tempo il neocapogruppo del Carroccio, Marco Reguzzoni, ha fatto sapere che «solo il rigore di questi mesi con cui Tremonti e il governo hanno gestito i fondi pubblici consente oggi al Paese di evitare la situazione della Grecia. Mi sembra responsabile la posizione delle minoranze che voteranno gli aiuti decisi dal governo». Le preoccupazioni del Quirinale, peraltro manifestate in settimana dallo stesso presidente della Repubblica, hanno invitato anche Gianfranco Fini e i finiani ad evitare di porre altre questioni sul tappeto: rischierebbero di creare solo nuove fibrillazioni nel governo e nella maggioranza. Per questo parlare di tregua è davvero arduo. Più facile immaginare un generale rasserenamento dovuto alla crisi internazionale. I nodi restano tutti.
Berlusconi infastidito dalla Lega

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