Eccoli, Gianfranco Fini e i parlamentari ex An che in lui si riconoscono, riuniti dopo la burrascosa direzione Pdl della scorsa settimana "per fare capire a chi va in tv, o a chi è uso fare dichiarazioni, che da parte nostra c'è l'assoluta lealtà alla maggioranza e al governo". Sono queste alcune delle frasi con le quali il cofondatore Pdl ha aperto i lavori della riunione in corso alla sala Tatarella di Montecitorio. Prima di aprire subito il dibattito, Fini avrebbe anche ribadito che "il massimo rispetto del programma sottoscritto dagli elettori deve essere un punto fermo in assoluto". La rivendicazione d'apertura del presidente della Camera è che "tutti hanno capito che non è in discussione la nostra permanenza nel Pdl e nella maggioranza". LA RIUNIONE - Un po' meno ma non meno agguerriti, i finiani sono tornati a riunirsi oggi alla Camera per le prime prove di componente. Gianfranco Fini ha aperto l'incontro alla sala Tatarella di Montecitorio con i parlamentari a lui vicini per riaffermare la linea. "Tutti hanno capito che non è in discussione la nostra permanenza nel Pdl e nella maggioranza", ha esordito. "Chi va in tv, o a chi è uso fare dichiarazioni, deve capire che da parte nostra c'è l'assoluta lealtà alla maggioranza e al governo", ha insistito. Poi ha ribadito che "il massimo rispetto del programma sottoscritto dagli elettori deve essere un punto fermo in assoluto". Ma più che le parole questa volta potrebbero contare i numeri. In sette giorni la componente ha perso già qualche pezzo, quanti ancora non è chiaro. Come accaduto martedì scorso, i giornalisti sono stati tenuti ben lontani dalla sala Tatarella e nessuno ha potuto contare i presenti. Di certo ha dato forfait Amedeo Laboccetta, che con il suo intervento conclusivo della direzione nazionale del Pdl aveva tentato di convincere Fini e Berlusconi a inguainare le spade sfoderate con clangore solo poche ore prima. "Io non ci sto a entrare in una componente - ha detto - non vado più a riunioni e ora con Fini la pensiamo diversamente". La prova del peso di Fini sarà in Parlamento, dove si giocherà la partita delle riforme e dove c'è chi scommette potrebbe presto spuntare un asse trasversale anti-Berlusconi. BERSANI - Al premier che ieri chiedeva di accantonare le differenze e "di cambiare insieme la Costituzione", ha risposto oggi Pier Luigi Bersani. E non è stato un sì. "E' evidente che in questa maggioranza non ci sono le condizioni per affrontare le riforme", ha detto in un'intervista. "Noi una proposta l'abbiamo presentata. Non conosco quella del Pdl", ha aggiunto, "Fini gliel'ha chiesta. Aspetteremo, ma sono pessimista sulla possibilita' che questo governo affronti temi cruciali". Ma sull'atteggiamento da tenere con il premier il Pd non sembra granitico. Anzi. Da Luciano Violante è arrivata oggi un'apertura di credito a Berlusconi. "Ho il dovere di credere al presidente del Consiglio - ha detto - siamo attrezzati tanto per un percorso comune quanto per lo scontro. Ma spero si lavori d'intesa".
Fini riunisce i "suoi" e ribadisce: noi leali a governo e programma
