Politica

Berlusconi ignora Gianfranco: "Decida da solo, non mi interessa"

Silenzio e indifferenza. La linea dettata da Silvio Berlusconi ai suoi per quanto riguarda lo scontro con Gianfranco Fini è questa: non rispondere alle provocazioni (come è accaduto nella rissa verbale di venerdì sera a «L'ultima parola» tra Lupi, Urso e Bocchino), non rilasciare dichiarazioni, tenere un profilo bassissimo. Insomma lasciare che il presidente della Camera e i suoi se la sbrighino da soli. Poi si vedrà quello che accade nella Direzione nazionale del partito di giovedì. Ma a questo punto, ha ripetuto il premier a chi lo ha chiamato ieri ad Arcore dove è rimasto per stare con la famiglia, la scelta è di non mediare più. Gianfranco Fini faccia quello che vuole – ha spiegato – ma stavolta prenda una decisione definitiva, o fuori o dentro.   Insomma comunque vada ci deve essere un chiarimento che non porti ad altre scosse, ad altri periodi di stress per il partito e per la coalizione. Berlusconi non vuole assolutamente che si ripeta la situazione del 2004, quando con il famoso «tridente» di cui faceva parte anche Casini il governo finì per non lavorare più. Invece stavolta, ragiona ancora il premier, il Paese si aspetta le riforme. E quindi bisogna farle. Costi quel che costi. Anche, dunque, a prezzo di una rottura definitiva con il presidente della Camera e con quelli che vorranno andare con lui. Questo non vuol dire che Berlusconi non sia disposto a venire incontro all'ex leader di Alleanza Nazionale. Se il suo desiderio è quello di tornare a fare politica dentro il partito, di avere voce in capitolo sulle decisioni, e vuole quindi lasciare il posto di presidente della Camera, il premier è disposto anche a offrirgli un posto di ministro. Uno qualsiasi tranne quello di Giulio Tremonti. Perché, è il ragionamento di Berlusconi, all'estero non capirebbero l'avvicendamento e inoltre ci sono troppi rapporti già avviati dall'attuale responsabile dell'economia con i partner stranieri. In più c'è da considerare che Fini ha già ottenuto una volta la testa di Tremonti (nel governo 2001-2006) e il Cavaliere non è disposto a ripetere una seconda volta quello che ormai considera uno sbaglio. In un'intervista andata in onda ieri sera a «Porta a Porta» – ma registrata sabato – Berlusconi è tornato a ripetere di essere comunque contrario all'ipotesi di una scissione. «Il Pdl ha l'ambizione di acquisire tutti coloro che sentono di non potersi ritrovare nella sinistra. Quindi parlare di scissione è il contrario di questa volontà – ha spiegato – Il mio augurio è che tutti coloro che si sentono lontani dalla sinistra possano ritrovarsi nel grande partito della libertà che è il Pdl». «Comunque – ha aggiunto – questo partito non può prescindere dal sistema della democrazia. Ritornare al passato, a formule politiche richiamate da alcune nostre componenti che non prevedevano la democrazia perché c'era un leader che decideva tutto è cosa impossibile». Nonostante tutto però, ha ribadito Berlusconi, la strada della riconciliazione con Fini non passa da lui. «Speriamo che ci sia – ha risposto – ma non dipende da me». Prodigo di complimenti, invece nei confronti di Umberto Bossi: «È l'unico alleato che abbiamo – ha detto – Ha sempre dimostrato saggezza, acutezza politica e assoluta lealtà». Che Dio ce lo conservi – ha concluso scherzando – Come sicuramente sarà».

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