Ora il «ma anche», ultimo residuo del veltronismo, è archiviato. Il nuovo centrosinistra targato Pier Luigi Bersani preferisce il «non con». La nuova era inizia a Piazza del Popolo. Nella manifestazione che, per un giorno, riesce a radunare ciò che resta della tragica esperienza dell'Unione prodiana. Manca solo Clemente Mastella ma l'impressione è che lui non rimpianga affatto i suoi ex compagni di viaggio e il sentimento sia reciproco. In compenso ci sono i Verdi, Rifondazione Comunista e il Pdci (riuniti sotto l'unica bandiera della Federazione della Sinistra), Sinistra Ecologia e Libertà (costola del Prc che si è unita all'ex Correntone Ds), i Socialisti di Riccardo Nencini, l'Idv e il Pd. I Radicali hanno preferito optare per la strategia «mi si nota di più se vengo e resto in disparte o se non vengo per niente»: sono rimasti a casa e hanno inviato in piazza Emma Bonino che è pur sempre la candidata del centrosinistra alla Regione Lazio. Una grande ammucchiata che raccoglie anche micropartiti e associazioni. Insieme con un'unica certezza: combattere il tiranno Silvio Berlusconi. Sul resto, infatti, regna il caos. Tutti contro tutti. O meglio, «non con». Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori (e uno dei senatori terribili che fecero impazzire Romano Prodi), ha preparato per l'occasione anche un volantino: «Contro Berlusconi ma non con Bersani». È l'unico che lo dice apertamente. Gli altri nicchiano, usano giri di parole, fingono un'unità di facciata fatta di sorrisi prestampati e strette di mano di circostanza, ma il concetto non cambia. Il socialista Riccardo Nencini, ad esempio, è contro Berlusconi, ma «non con» Di Pietro che fino all'altro giorno ha insultato il Capo dello Stato e, con molta probabilità, tornerà a farlo presto. Tonino è contro Berlusconi ma «non con» il Capo dello Stato (soprattutto se deciderà di firmare il ddl sul legittimo impedimento) e chi si è dimenticato di regolare il conflitto interessi permettendo all'odiato Silvio di fare ciò che voleva (D'Alema ha qualcosa da dire?). Paolo Ferrero è sicuramente contro Berlusconi, ma «non con» chi ha deciso di candidare il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca come governatore della Campania. E infatti, è sceso in campo contro di lui e contro buona parte dei partiti con cui oggi divide la piazza. Nichi Vendola è anche lui contro Berlusconi, ma «non con» Massimo D'Alema che ha cercato in tutti i modi di stoppare la sua corsa verso la riconferma alla guida della Regione Puglia. Certo i due si comportano come vecchi amici, si abbracciano e si concedono volentieri agli obiettivi dei fotografi, ma è impossibile non notare una certa freddezza. Che dire poi di Bersani? È contro Berlusconi, ma «non con» quell'antiberlusconismo militante che lo trasforma in un nemico e, quindi, in una vittima. A dire il vero, visto come si salutano (un fugace contatto nell'unico momento in cui la folla del retropalco li costringe a stare vicini), verrebbe da dire che anche tra il segretario e Veltroni valga la regola del «non con». Emma Bonino, poi, è la regina del «non con»: «non con» chi l'ha preceduta alla guida della Regione Lazio tanto che continua a chiedere un nuovo inizio; «non con» il sistema partitocratico formato da Pd e Pdl che ha impedito di rinviare le elezioni come chiedevano i Radicali; «non con» la Cgil (in piazza c'è anche il segretario Guglielmo Epifani) e la sinistra radicale che continuano a difendere l'articolo 18. E via così. Insomma quello di piazza del Popolo, più che un nuovo inizio, è il più classico dei tuffi nel passato. L'Unione del 2010 non è diversa da quella che naufragò miseramente nel 2008. L'importante è attaccare Berlusconi, il resto non conta. Così la platea (200mila per gli organizzatori, 25mila per la Questura) si infiamma ogni volta che il nome del «tiranno» o dei suoi «sudditi» (Minzolini in testa) viene evocato, ma poi ognuno ha il suo «non con». Poco importa che si chiami Napolitano, D'Alema, Bersani, Di Pietro o Bonino.
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