Politica

Il Cav è un ciclone: tutti al lavoro

«Contro di noi stanno facendo delle grandi porcherie». Berlusconi parla ed è un fiume in piena. Attacca magistrati e opposizione, carica a pallettoni i suoi affinché si diano da fare per la partita delle regionali. Ma soprattutto entra nel vivo in questa campagna elettorale. Lo fa alla sua maniera, mettendoci la faccia e indossando, ancora una volta, i panni del condottiero unico del centrodestra. Certo, è arrabbiato per quello che è successo con le liste, e si vede pure. Ma non vuole più perdere tempo. E dunque d'ora in avanti ci sarà lui in campo: ha cominciato con la conferenza stampa l'altro giorno, l'ha fatto ieri incontrando i vertici laziali del Pdl, lo farà in una grande manifestazione in piazza a Roma, dove riunirà tutto il governo, capigruppo, coordinatori, lo stato maggiore di via dell'Umiltà, oltre a tutti i 13 candidati governatori del centrodestra. L'input è solo uno: conquistare almeno cinque regioni, strappandone tre al centrosinistra. Quello che arriva nella grande sala dell'hotel Hilton della Capitale è un uomo consapevole del danno subito in queste settimane. Lo ha detto tante volte negli ultimi giorni, «gli elettori non ne possono più di ricorsi e carte bollate. Ora basta». È consapevole anche del calo di consensi. Ammette di essere «davvero teso», anche per colpa del «disegno ben pensato» di una certa magistratura che lo ha messo in difficoltà sulle liste. Ma si rende conto del pericolo di impostare tutta la propria campagna su una tematica così sfuggente che certo non appassiona l'opinione pubblica.   Non a caso sottolinea anche l'importanza del «fattore psicologico» nel contrastare la crisi economica, dispensa ottimismo, parla di una ripresa lenta ma in atto. Con ogni probabilità, comunque, il premier ha in serbo qualche colpo a sorpresa. Ignazio La Russa fa sapere che dopo il voto partirà una «fase 2» del centrodestra con un congresso e l'avvio del percorso delle riforme. Qualche sorpresa il Cav la vuole anche per la campagna elettorale. Per cominciare, ieri, ha spedito una lettera a tutti gli elettori del Lazio per spiegare il caso delle liste. Non solo. Il premier ha messo a punto un opuscolo, sempre da inviare a tutti gli elettori, per illustrare le iniziative del governo. E poi c'è la manifestazione, «la grande festa del centrodestra». Per l'occasione Berlusconi ha già messo a lavoro il partito. L'idea che ha in testa è chiara: bisogna portare a Roma il massimo numero di persone, anche se il tempo è pochissimo. La manifestazione «ha un significato nazionale» ma dal punto di vista organizzativo dovrà prendersene carico soprattutto la base regionale del partito. Ad alcuni senatori, l'altra sera a cena a casa sua, ha ribadito l'importanza dell'iniziativa indetta per «difendere la democrazia» e legittimare «il nostro voto». Il caos delle liste nel Lazio continua ad essere in cima ai pensieri del premier: bisogna fare in modo, ha detto ai suoi ospiti, «queste campagne mediatiche ai nostri danni» non portino ad erodere la fiducia dell'elettorato di centrodestra. E dunque la kermesse del 20 marzo: il Cavaliere ha disposto che tutti i vertici del partito abbiano un compito. La macchina organizzativa si è già messa in moto capitanata da Maurizio Lupi e Marco Martinelli (i due responsabili nazionali dell'organizzazione pidiellina). Ci saranno tre cortei che partiranno da tre diverse zone della Capitale per poi confluire tutti in piazza San Giovanni. Uno di questi sarà quello dei giovani, guidato da Giorgia Meloni e Francesco Pasquali. Arriveranno pullman da tutti Italia, nessuna regione esclusa. Tutti i parlamentari laziali hanno ricevuto un incarico: della serie vietato sbagliare. Non solo. Sul grande palco allestito nella piazza (quella della manifestazione storica del 2 dicembre 2006) ci saranno tutti i 13 candidati governatore. Chiamati, in quell'occasione a sottoscrivere una sorta di "patto dell'Italia", a partire dall'applicazione nelle regioni del piano casa, all'insegna dello slogan «dal governo del fare alle regioni del fare». Sarà per il Cavaliere la risposta alla parata di sabato dell'opposizione, quando sfileranno a braccetto «il campione del giustizialismo Antonio Di Pietro», il campione della faziosità politica Pier Luigi Bersani e la campionessa della cultura radicale Emma Bonino. Tuona: «un amalgama terrificante». Nel frattempo, sulla lista nel Lazio Berlusconi continua a confidare nell'ultima chance, nel ricorso al Consiglio di Stato: la sentenza ci sarà sabato mattina. «Ho fiducia, non possono chiudere gli occhi solo per non dare torto agli altri giudici. Sono convinto che non ci sia nessuna ragione per impedire al primo partito italiano di non essere presente nella circoscrizione di Roma». Per strappare il massimo impegno a tutti i candidati laziali che non sono in lizza, promette loro un futuro in giunta. Intanto trae energia dal contatto con la gente del Pdl, la sala dell'Hilton era stracolma. «È come se fossi attaccato ad una spina di corrente perché stringendo le vostre mani e salutandovi ho ricevuto tanta energia che potrei battere Carnera a braccio di ferro». E dunque, avanti tutta.

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