.Però, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ottimista e fiducioso nel futuro, non ne fa un problema, e si lascia andare in un'attenta analisi dei dati relativi alla crisi: «Le difficoltà economiche hanno colpito la nostra economia in una fase di grande espansione dell'export. La crisi ci ha colpito perché è venuta a mancare la domanda, ma non credo alla dottrina del declino». Anzi, dopo aver commentato le statistiche che indicano cifre di povertà («sono statistiche che non rappresentano il nostro Paese anche perché sono medie e non mediane»), il titolare di via XX Settembre ha chiosato sottolineando che il vero problema della crisi «è una crescente suddivisione della ricchezza tra Nord, Centro e Sud con un Nord abitato da 40 milioni di persone che è un'area che può competere per produttività, ricerca e università con le regioni più ricche come l'Ile de France e la Baviera. Il problema del nostro Paese - ha evidenziato - è il progressivo spiazzamento del Sud che che è fatto di 20 milioni di abitanti». Un problema "Mezzogiorno", su cui avevano già dimostrato le proprie preoccupazioni sia il presidente della Camera Gianfranco Fini («Nel 1951 nell'ambito del Pil, il Sud rappresentava il 23,8 per cento della ricchezza nazionale; nel 2008 è del 23,9. Stiamo cioè in condizione analoga a quella di allora») sia quello del Copasir, Massimo D'Alema («A pagare di più lo spostamento del baricentro dei poteri dal centro verso la periferia è il Mezzogiorno che conta sempre meno. Il federalismo non deve abbandonare il Sud che è la prima esigenza del Paese»). Fondamentale sarà quindi, spiega Tremonti, l'attuazione del federalismo fiscale che porterà un elemento di «responsabilità democratica. Non è un modo per dividere ma per unire, non è un modo per impoverire ma per arricchire, introducendo un dato fondamentale nella democrazia che è la moralità e la responsabilità. Non è possibile che nel Mezzogiorno la sanità costi il doppio e valga la metà, costringendo le famiglie a venire al Nord». Tremonti, così, nonostante la complessità dei temi toccati, riesce a mantenere l'attenzione della platea. Cita i grandi dell'economia come Smith, quelli della filosofia come Spinoza, Marx e Machiavelli anche se i più rumorosi applausi li riceve quando si lascia andare alle battute. La prima utilizzando le parole di Woody Allen: «I soldi non producono la felicità, ma consentono di comprare l'80% delle cose che ci rendono felici». L'altra prendendosi un po' in giro: «Dobbiamo stare attenti perché essendo noi di destra sulla cultura abbiamo sempre qualche problema...».
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