Politica

Berlusconi in campo: "Il Lazio è già nostro"

«Guarda Renata, abbiamo già vinto», dice indicando la platea festante. La musica è appena finita, le note di «Meno male che Silvio c'è» hanno salutato l'ingresso nella grande sala del Palazzo dei Congressi della candidata del Pdl alla presidenza del Lazio al braccio del presidente del Consiglio e accompagnata dal sindaco della Capitale Gianni Alemanno. Standing ovation. Parte anche l'inno di Mameli: i tre lo cantano insieme a tutta la platea. Obelischi di luce bianca con lo slogan «Con te - Polverini presidente», la sala allestita a festa che vede il debutto del logo del Pdl e la scritta «Berlusconi per Polverini» e applausi scroscianti salutano la prima uscita pubblica di Silvio Berlusconi e Renata Polverini in occasione della cena di finanziamento all'Eur. C'è mezza Roma e quello che si presenta agli occhi dei mille invitati da mille euro ciascuno è il Berlusconi dei tempi migliori. Simpatico, effervescente, in forma. «Guarda Renata, abbiamo già vinto». A dirlo non è il Cavaliere, ma i sondaggi. «Parlano chiaro: siamo al 53% insieme agli alleati della Lega e il vituperato presidente del Consiglio, aggredito a Milano, ha un consenso del 68%». Non lesina battute, Berlusconi. Racconta della Tatcher, saluta Luisa Todini, presente in sala («Dovevo scegliere tra due amiche per la candidatura nel Lazio e così ho consigliato a Luisa di fare un passo indietro, viste tutte le visite che ho ricevuto dalla Finanza»), ne ha per Marrazzo («Cosa stavo dicendo? Sapete, quando guardo una belle donna perdo il filo.... Mi conoscete. O forse preferite Marrazzo? A volte sono cattivello»). Poi però torna serio, Berlusconi. Si parla di politica, c'è una tornata elettorale da vincere. E lui non si tira indietro. Scende in campo. Il programma? Presto fatto: piena attuazione del piano casa per sbloccare 60-70 miliardi; meno burocrazia; più verde («Pianteremo milioni di alberi nelle Regioni in cui governeremo»); sanità («In un anno ridurremo il deficit, che è di dieci miliardi, di ben nove miliardi e lo porteremo a uno solo. Stiamo studiando le carte, si può fare»). Non manca l'afondo per la sinistra: «Vogliono uno Stato di polizia tributaria. Gli italiani di buon senso e con una fidanzata non li possono votare. Oltretutto con loro c'è Di Pietro, quindi sono anche giustizialisti e forcaioli». Insomma, bisogna vincere, anche perché «abbiamo ancora tante cose da fare insieme e per farle abbiamo bisogno delle Regioni. Un esempio? Le Giunte di centrosinistra non hanno ancora sbloccato il piano casa». Sul suo governo, Berlusconi non ha dubbi: «Sono orgoglioso della mia squadra di governo, promuovo tutti i ministri. Stiamo realizzando l'intero programma e intendiamo completarlo. I rifiuti in Campania e il terremoto in Abruzzo sono un esempio. Prendete L'Aquila: guardate quanto abbiamo fatto in pochi mesi e guardate come sta ancora oggi New Orleans». Alemanno e la Polverini annuiscono e ridono. La folla è pronta per abbracciare il sindaco, che l'arringa: «In due anni abbiamo cambiato Roma risanando il Comune. Ma per fare di più abbiamo bisogno di una Regione amica, così come abbiamo avuto finora un governo amico». Per Alemanno «la presenza di Berlusconi è il segno che il Lazio è centrale nel panorama politico nazionale. Bisogna accelerare la riforma di Roma Capitale, perché solo così si potrà garantire sviluppo al Lazio». Poi tocca alla Polverini che ripete i punti-cardine del programma e avverte Berlusconi: «Mi dispiace per la sua cara Lombardia, presidente, ma io ho intenzione di fare del Lazio la prima Regione d'Italia». Il guanto di sfida è lanciato, anche se «io, a differenza sua, quando non dormo sento la stanchezza». Applausi. Poi strette di mano, il Cavaliere passa con la Polverini e Alemano tra i tavoli e non lesina battute. Arrivano i ravioli. La sala tace. Tanto «abbiamo già vinto».

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