«C’è di mezzo Berlusconi». Con questa motivazione Bersani ha solennemente annunciato l’opposizione del suo partito alla norma ieri approvata sul «Legittimo Impedimento». La tesi di Bersani è scontata e bizzarra allo stesso tempo, per finire con l’essere clamorosamente controproducente per la sinistra. Scontata per il semplice fatto che lo sanno anche i bambini: da 15 anni è in corso un’offensiva giudiziaria contro il Cavaliere che non ha precedenti al mondo. È quindi di tutta evidenza che la decisione del Parlamento di varare una norma per rinviarne i processi a quando avrà finito il mandato è innanzitutto rilevante per lui. Bizzarra perché proprio quello è il senso della norma che, peraltro, è presente anche nell’ordinamento di molte nazioni. Ma soprattutto la tesi di Bersani è controproducente per la sua parte politica ed è davvero sorprendente che lui non se ne renda conto. Il fatto è che la sinistra di casa nostra è da quasi due decenni vittima dei suoi fantasmi, che essa stessa crea, alimenta e di cui poi non riesce a liberarsi. Il fantasma più grosso è quello nato con Tangentopoli, quello del mito delle Mani Pulite, del magistrato come eroe moderno senza macchia e senza paura. È il fantasma che genera mostri, poiché finisce per produrre epurazioni prive di senso (come quelle dei ministri che si dimisero per un avviso di garanzia, cioè uno strumento a difesa dell’imputato) o scelte politiche folli (come quella di abolire l’immunità parlamentare). Bersani con il discorso di ieri ha mostrato di non sapersi liberare di quel fantasma, finendo per darsi la zappa sui piedi. In questo modo infatti egli si mette definitivamente sotto la tutela di Di Pietro, che, foto imbarazzanti permettendo, continuerà a esercitare la leadership indiscussa sul filo del giustizialismo. Ma soprattutto Bersani finisce per tornare al punto di partenza della sua corsa, esattamente come accade al Monopoli. In buona sostanza egli rinuncia all'unico strumento che consentirebbe alla sinistra di aprire una fase nuova, vale a dire decidere di sfidare Berlusconi sul terreno della politica vera, abbandonando la speranza (vana) di sconfiggerlo per mano giudiziaria. Questo è l'equivoco clamoroso che tiene in scacco la sinistra italiana, nella sequenza Pci-Pds-Ds-Pd. Quello di rifiutare sistematicamente il confronto con l'avversario sull'unico terreno utile alla nazione, quello del confronto tra proposte sulle cose da fare. Dal '93, con incredibile mancanza di senso del bene comune e impressionante miopia politica la sinistra preferisce cercare di squalificare l'avversario, anziché batterlo sul campo. Purtroppo anche stavolta è finita allo stesso modo. Bersani aveva l'occasione d'oro, quella che fa la differenza. Aveva un rigore da tirare a porta vuota (o quasi), perché l'opinione pubblica (anche a sinistra) è ampiamente pronta ad accettare una norma come il "Legittimo Impedimento". Questa occasione Bersani l'ha sprecata. Hanno vinto i soliti fantasmi.
Bersani e la sinistra sotto scacco
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