Politica

Niente giustizia in vista del voto

Una norma in grado di bloccare i processi immediatamente per tre mesi. Tutti, anche quello sul caso Mills. Una norma che arriverà sotto forma di decreto sul tavolo del Consiglio dei ministri di questa mattina, e che vale per quei processi nei quali non sia stata data la possibilità all'imputato di chiedere il rito abbreviato, in presenza di una nuova contestazione del pubblico ministero avvenuta durante il procedimento. Ed ecco la novità tirata fuori dal cilindro della maggioranza e che, invitabilmente, infervora ancor di più il dibattito sulla giustizia. Il Pdl accelera su una riforma che, come il premier ha ripetuto più volte, è «una priorità», giocando una partita in cui la maggioranza si appresta a calare a questo punto un vero e proprio tris di assi: dopo il processo breve, in aula al Senato, e il legittimo impedimento, in commissione alla Camera, ecco arrivare la norma bloccaprocessi. Un'intenzione anticipata ieri da Repubblica e confermata (non dal legale del premier Niccolò Ghedini) dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Il giorno prima durante il vertice di maggioranza il Cavaliere aveva chiesto di accelerare sulle riforme. Di non perdere tempo, valutando anche la possibilità di dialogare con l'opposizione. Ma andando comunque avanti. «L'importante è fare le cose di cui ha bisogno il Paese». A cominciare proprio dalla riforma della giustizia. È qui che si gioca la partita più difficile, un terreno in cui continuano gli scontri tra i due schieramenti. Ora, ad accendere il dibattito politico è l'indiscrezione emersa proprio dal summit di via del Plebiscito di lunedì, riguardo un decreto del governo per bloccare alcuni processi tre mesi. Un'ipotesi non confermata ufficialmente, ma oggetto di vari capannelli nel Transatlantico di Montecitorio. Ieri mattina Berlusconi ha avuto un lungo incontro con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, alla presenza del deputato Niccolò Ghedini, proprio per fare il punto. Al termine, il legale del premier è tornato alla Camera e alla buvette ha scherzato con i cronisti che gli chiedevano quali fossero gli ultimi sviluppi della situazione («Chi è Mills?») senza pronunciarsi su un eventuale decreto legge: «Non ho nulla da dire». Per molti nella maggioranza, il testo «è ancora in alto mare» e l'ipotesi di un decreto resta tutta da definire. Intanto però ieri sera, la norma è stata inserita nell'odg della riunione del governo di questa mattina. Con la conferma per bocca del sottosegretario di Via Arenula Caliendo su cosa si sta ragionando in queste ore all'interno della maggioranza: «Dobbiamo adeguarci alla sentenza della Corte costituzionale del 14 dicembre», ha spiegato Caliendo. In quella sentenza (n. 333) la Consulta ha dichiarato illegittimo che, di fronte a una nuova contestazione del pm, non sia possibile riaprire i termini per consentire eventualmente all'imputato di chiedere il rito abbreviato. I processi interessati sarebbero sospesi per tre mesi. Caliendo però non chiarisce se si agirà per decreto o con un emendamento ai due testi sulla giustizia all'esame del Parlamento. La proposta (che è già diventata subito oggetto di non pochi attriti tra gli schieramenti) è stata già illustrata a Giorgio Napolitano ieri mattina per mano di Gianni Letta. Il Capo dello Stato avrebbe dato alcuni rilevi, inseriti dai tecnici nel testo durante il pomeriggio. E ieri Berlusconi è rimasto tutto il giorno a Palazzo Grazioli, con una serie di incontri proprio sul tema giustizia. In serata si è assentato per più di un'ora e si è fermato anche in uno dei negozi a pochi metri da via del Plebiscito per fare un pò di shopping. A questo punto si tratta solo di aspettare per vedere le prossime mosse sulla scacchiera.

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