Politica

"Pronti per le riforme subito No a tsunami sulla giustizia"

Le vacanze sono finite anche per Pier Luigi Bersani. Qualcuno dei suoi, probabilmente, pensa che era ora. Ma il segretario del Pd non ci sta a passare per quello che ha trascorso gli ultimi 15 giorni a gozzovigliare. Non ci sta a passare per l'uomo che dormiva sotto coperta mentre i suoi si facevano in quattro per cercare, non riuscendoci, di traghettare il partito attraverso le tempeste della Puglia, del Lazio e di gran parte delle Regioni in cui si voterà il prossimo marzo. Così, tornato da New York («Ho letto che alcuni giornali lo hanno scritto. È vero vi ho trascorso qualche giorno»), eccolo seduto al tavolo al terzo piano di Sant'Andrea delle Fratte per spiegare ai giornalisti la sua versione dei fatti. Ma attenti a non abituarsi. «Io - spiega Bersani - sono convinto che chi ha maggiori responsabilità non deve per forza partecipare alle chiacchiere quotidiane. Parlerò meno di altri e sarà così nel futuro». In attesa del grande silenzio, però, meglio parlare un po' di tutto. Il segretario del Pd si concentra su tre punti: riforme, elezioni regionali e «qualche fatto di cronaca» (il segreto di Stato «limitato» sul caso Telecom e la bomba al tribunale di Reggio Calabria). Il primo è uno schiaffo a chi sostiene che Bersani sia troppo debole all'interno del suo partito per sostenere il peso del confronto con la maggioranza. Certo, il leader dei Democratici, fissa alcuni paletti, ma nel complesso ribadisce che «noi siamo pronti a discutere immediatamente, da domattina, di come modificare i poteri del governo e del Parlamento, del superamento del bicameralismo, della riduzione del numero dei parlamentari e di una legge che ridia ai cittadini la possibilità di scegliere i propri parlamentari. E in questo quadro siamo pronti anche ad una rilettura dei rapporti tra governo, Parlamento e magistratura. Non ci importa che di mezzo ci siano le elezioni regionali». Insomma, il dialogo si può fare anche se Bersani fissa una condizione: «Se la destra ha intenzione di invadere il Parlamento con uno tsunami di normative che, sotto la veste della generalità, hanno il solo scopo di mettere al riparo il premier dai suoi problemi si prenderà questa responsabilità. Berlusconi dimostri adesso se intende mettere davanti se stesso o i problemi del Paese. E ci risparmino il balletto delle domande retoriche tipo "Bersani ce la fa?"». Il segretario del Pd apre quindi alla maggioranza cui chiede, sostanzialmente, un passo indietro sul processo breve. Anche perché, spiega, nel resto del mondo si discute di disoccupazione, sanità, green economy, fisco. Per questo invita il governo a promuovere «una discussione in Parlamento, in diretta televisiva, sul lavoro dei giovani, scuola e fisco». La replica non tarda ad arrivare ed è affidata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: «Bersani dice di essere disponibile alle riforme e questo è un bene. Ma dovrebbe sapere altrettanto bene che lo tsunami, il maremoto lo ha scatenato certa giustizia politica contro Berlusconi negli ultimi 15 anni».

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