BARI - Parafrasando Gianni Morandi, il Pd canta in Puglia il ritornello cult «In ginocchio da te» a Nichi Vendola ed alla sinistra radicale. Dopo la bagarre registrata nell'ultima assemblea regionale dei democratici, annullata per l'ingerenza di un gruppo di poche decine di manifestanti favorevoli alla ricandidatura del governatore uscente, ieri c'è stata la svolta: il sindaco di Bari Michele Emiliano, candidato in pectore dell'ottanta per cento del partito, ha raccolto il guanto di sfida del presidente-poeta, dichiarandosi disponibile ad essere suo antagonista nella consultazione popolare delle primarie. Se questa scelta da un lato risulta intempestiva (Vendola le aveva proposte nel settembre scorso e il suo prossimo competitore si era subito dichiarato «primo sostenitore del presidente della Regione») dall'altro permette di non sconfessare la linea che ha segnato la vittoria congressuale di Pier Luigi Bersani. Finita l'era veltroniana dell'autosufficienza, la barra del Pd resta ferma all'apertura alle forze di opposizione post comuniste, preservando i possibili accordi in vista in Lombardia, Calabria e Lazio. Tra i due fratelli coltelli si registrano subito le prime dure frizioni. L'Hulk Hogan del comune di Bari pone subito delle condizioni: «Se il presidente Vendola, sul suo onore, si impegna a cambiare la legge che mi impedisce di candidarmi alle regionali senza dimettermi prima dalla carica di sindaco sono disposto a fare le primarie». Insomma una richiesta bella e buona di un provvedimento «ad personam», subito ribattezzato l'Emilianum... Il governatore replica proponendo che la consultazione tra i sostenitori del centrosinistra si tenga il 17 gennaio, due giorni prima del consiglio regionale che potrebbe cambiare le regole del gioco. Il sindaco non ci sta e ribatte: «Per me si dovrebbero fare il 24». Una mediazione è sancita dal segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, che ha convocato per stamattina un tavolo tecnico organizzativo per dirimere la contesa temporale. E sul caso Puglia è intervenuto anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini che intima a Nichi Vendola di scusarsi «con i pugliesi e gli italiani per i recenti fatti gravissimi di "squadrismo politico", una violenza morale senza precedenti: irrompere in una assemblea di un partito per impedire una scelta autonoma in ordine alle scelte delle candidature». Un attacco che potrebbe seppellire la nascente «alleanza meridionalista» suggellata nelle scorse amministrative con il Pd. Infine si registra anche la presa di posizione dell'artista Sabina Guzzanti. Sul suo blog personale ha vergato un attacco a Massimo D'Alema - reo di postulare una alleanza con i centristi - dall'eloquente titolo «Viva Vendola»: «Dice ma se non si fa così non si vince. Ma così facendo continuano a rimpicciolirsi. A diventare piccoli come l'Udc manca poco. Fetenti quanto l'Udc direi che ci siamo». Ipse dixit.
Emiliano-Vendola, sì alle primarie

Argomenti