Peccato ci abbia già pensato l’amico Celentano: il titolo perfetto per il programma di Santoro è "Francamente me ne infischio". Una lettera del direttore generale Rai Masi (con il sostegno unanime del Cda) gli chiede di eliminare le docufiction da "AnnoZero" e come risponde Mikhail? «Mentre esistono chiare normative che impediscono l'uso del televoto o dei sondaggi su vicende giudiziarie non ci risulta che vi siano leggi, sentenze o regolamenti di qualsivoglia autorità che impediscano di fare cronaca giudiziaria con l'uso di attori». Il teletribuno definisce la direttiva di Masi una «circolare», e chiede «approfondimenti al Cda»: che però ci sono già stati. A partire da un'indicazione di otto giorni fa del presidente Garimberti fino alla riunione conclusasi poche ore prima della puntata sulle «Minchiate» della mafia. Le «ricostruzioni» con attori su procedimenti giudiziari aperti vanno dunque eliminate subito, pena l'eventualità che alla stessa Rai venga comminata la famigerata maximulta fino a 90 milioni (per violazione della delibera Agcom del 2008 sulla corretta rappresentazione dei processi in tv), o addirittura la sospensione del Santoro-show: ipotesi remota, certo. Di fatto, l'anchorman di Raidue è riuscito a impancarsi ancora una volta da vittima dei «normalizzatori». Anche perché, con l'approssimarsi delle regionali di marzo, in regime di par condicio dovrà comunque fare a meno delle sue mini-fiction: quest'anno ne ha proposte a bizzeffe, per «raccontare» Mills o Marrazzo, i crimini della Piovra o la separazione dei Berlusconi, con la divina Monica Guerritore a dare enfasi alle parole di Veronica. Quanto alla drammaturgia su Spatuzza-Saviano di ieri, "Annozero" si è guadagnato il commento di «trasmissione indegna» da Dell'Utri, o di «tribunale in piazza» da Bondi. E la difesa della Bindi. Come sia, giovedì prossimo il Cda Rai dovrà obbligatoriamente affrontare la richiesta di un'istruttoria urgente su "Annozero" formalizzata a botta calda da quattro commissari dell'Autorità garante: Giancarlo Innocenzi, Enzo Savarese, Stefano Mannoni e Roberto Napoli. Si dovrà capire come far accettare a Mikhail norme sottoscritte da tutti gli editori radiotv in un Codice di autoregolamentazione sul quale vigilerà un Comitato nuovo di zecca con al vertice il Presidente Emerito della Consulta Riccardo Chieppa. In questa rete di controlli incrociati a Santoro non conviene agitarsi più di tanto: è già riuscito a «personalizzare» un richiamo aziendale che in realtà Masi aveva rivolto a tutte le trasmissioni informative che proponessero docufiction e televoti. Anzi, Garimberti ha specificato ieri che l'ultimo Cda si era occupato quasi esclusivamente del "Fatto del giorno" condotto da Monica Setta, con una valutazione «unanimemente negativa» per quei sondaggi telefonici che rischiavano di apparire fuorvianti. Garimberti ha smentito che la richiesta di eliminare quegli estemporanei rilevamenti d'opinione fosse di natura politica (spesso i telespettatori confermavano consensi per le strategie del Pdl). La giornalista-conduttrice di Raidue ha subito accettato le direttive («Lieta di fare a meno dei sondaggi, erano difficili da gestire»), incassando la stima e l'apprezzamento trasversale di destra e sinistra. C'è chi trova che anche Vespa sia nel mirino, con i suoi plastici, le biciclette insanguinate e le varie «drammatizzazioni» dei casi di cronaca nera. Lui taglia corto: «La lettera di Masi non riguarda "Porta a Porta"».
La Rai a Santoro: basta fiction
