Politica

Silvio in campagna elettorale

La giornata politica di ieri può essere analizzata o commentata. Scegliamo di analizzarla, perché il momento ci pare decisivo. Punto primo: Berlusconi raramente parla senza un motivo ben preciso. Punto secondo: il premier ha scelto un importante uditorio internazionale per fare un duro attacco al sistema giudiziario italiano, partendo dal singolo magistrato fino alla Suprema Corte. Punto terzo: ciò accade dopo diversi giorni tranquilli (che di questi tempi è già un record), nei quali molte cose erano andate nel verso giusto per lui. Dall’infortunio di Fini sul «fuori-onda» a Pescara alla deposizione «flop» di Spatuzza, dal voto parlamentare su Cosentino (con sostegni dall’opposizione) alla ripresa di un certo dialogo con il Quirinale, su cui stavano lavorando Schifani e Letta. Punto quarto: è di tutta evidenza che questo brusco strattone di Berlusconi mette in difficoltà tutti i «pontieri», quelli cioè che cercano intese sulla giustizia e più in generale sulle riforme. Sorge spontanea la domanda: perché ha parlato così? Si tratta di uno sfogo di chi si sente da quindici anni sotto un attacco giudiziario spropositato o siamo di fronte a un intervento meditato con un obiettivo politico? La risposta non è semplice, ma possiamo metterla così: Berlusconi non cerca affatto di abbassare la tensione in questa fase, anche a costo di un certo isolamento. In qualche modo si comporta come se fosse in campagna elettorale. Pronto, magari, a farla durare fino al 2013.

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