Politica

Fini richiama il premier: "Rispetti l'arbitro"

"In politica va bene lo scontro fra avversari, ma come nel calcio si rispetta l'arbitro e le regole del campionato". E' quanto sostiene il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando all'aula magna dell'Università della Calabria a Rende. Fini individua il "difetto" della politica italiana "in un eccesso di propaganda che convive con un deficit permanente di dibattito culturale". E, rivolgendosi agli studenti calabresi, sottolinea la "sostanziale miopia della politica italiana, che non è capace di vedere al di la del naso. La nostra politica - sostiene Fini - è quotidianamente concentrata sul presente, attratta dal rischio di ripiombare in passati recenti o antichi con polemiche continue. Spesso è aspro confronto su cosa fare, ma quasi mai riesce ad immaginare che cosa sarà domani. E questa è una prospettiva che proprio non possiamo permetterci, specialmente oggi che tutto è globale e va estremamente veloce". Insomma per Fini "la politica italiana è atemporale, guarda all'oggi o casomai al ieri, ma raramente si propone di preparare la società italiana al futuro". Una spia di questo handicap? «Pensiamo al conflitto nord-sud del mondo, o al problema del clima, o ancora alla competizione economica che non potrà essere più quantitativa ma qualitativa. Di questi temi - ammonisce - il paese discutere ma non la politica che non si confronta sul modello di sviluppo del prossimo futuro». Colpa, anche, del «pulviscolo innalzato dal crollo del Muro di Berlino che rischia di intossicare, con una tentazione ricorrente alla delegittimazione». E pure, per il presidente della Camera, «la fine delle ideologie doveva portare ad evidenziare più quello che unisce rispetto a quanto divide. E questo non è buonismo, perchè la competizione deve esserci sempre se no si cade nel pensiero unico». Per questo, Fini lancia un appello ai giovani: «Ragazzi, cercate di dare la scossa. Aiutate i politici ad alzare lo sguardo e ad essere proiettati più avanti che indietro. La politica non può continuare a dilaniarsi su come eravamo o su come siamo. Se accetta la sfida con il futuro ce la fa, in caso contrario sarà vostro compito dire a quella politica non solo che non vi interessa ma che la contestate».

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