Nicola Cosentino non sarà arrestato e non dovrà dimettersi. La Camera dei deputati, chiamata ieri ad esprimersi sulla richiesta d'arresto presentata dalla procura di Napoli e sulle mozioni di sfiducia presentate dall'opposizione nei confronti del sottosegretario all'Economia, ha respinto l'una e le altre. Ma il dato politico è quello che riguarda la richiesta di custodia cautelare. In molti, infatti, pensavano che il voto segreto potesse trasformarsi in una «trappola» per Cosentino. Così non è stato, anzi. Alla fine i voti contrari all'arresto sono stati 360 mentre quelli a favore 226. Tabulati alla mano al sottosegretario sono andati 51 voti in più rispetto ai numeri della maggioranza. Il diretto interessato ha seguito gli interventi seduto tra i deputati e non dai banchi del governo, rimanendo in silenzio fino al termine dello scrutinio. Poi, pur faticando a definirsi soddisfatto, ha commentato: «Non si è mai contenti di difendersi da accuse così infamanti. Prendo atto però di un voto che ha attraversato tutti gli schieramento e va oltre il numero della stessa maggioranza». Nel pomeriggio il copione si è ripetuto sulle mozioni di Idv, Pd e Udc (tutte e tre respinte), anche se, a questo punto, è emerso qualche malumore all'interno della maggioranza. I «finiani» Fabio Granata e Angela Napoli si sono infatti astenuti invece di votare contro. Ma questo non ha turbato, almeno ufficialmente, il sottosegretario che si è limitato ad un'osservazione conclusiva: «Mi dispiace che il Parlamento abbia perso tempo su questa vicenda che invece poteva essere chiarita in sede giudiziaria». E anche per questo Cosentino ha chiesto che ora sia «un giudice naturale ad accertare la verità e smontare le accuse infamanti». Intanto la maggioranza fa quadrato. «Dalle votazioni di oggi risulta con evidenza che in questo Parlamento lo schieramento giustizialista è minoritario» dice il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto. Mentre Idv e Pd attaccano. «Abbiamo vietato alla magistratura di arrestare una persona che ancora sta conducendo una attività mafiosa di stampo camorristico» commenta Antonio di Pietro. E il responsabile Giustizia democratico Andrea Orlando rilancia: «La sua permanenza al governo indebolisce le istituzioni». Diverso invece l'atteggiamento dell'Udc che aveva lasciato libertà di coscienza ai deputati nelle votazioni.
Cosentino, respinte sfiducia e arresto
