BONN - C’è il Berlusconi che arriva al congresso del Ppe per primo, che ascolta e poi veste i panni dello statista chiedendo all’Europa di parlare con una voce sola per non soccombere all’asse Usa-Cina. C’è il Berlusconi che guarda gli scranni dove siedono i capi del governo del Ppe, la Merkel e Fillon, i leader europei Van Rompuy e Barroso e che non si trattiene. E racconta che cosa sta accadendo in Italia con l’aggressione dei Pm nei suoi confronti. E c'è il terzo Berlusconi, quello che per strappare l'applauso finale racconta anche una barzelletta autoironica. Tre Berlusconi che dominano la scena del congresso del Ppe che si è concluso ieri a Bonn in una giornata piuttosto fredda e senz'altro piovosa. Il premier italiano viene accolto sul palco da una bella claque composta persino da un gruppo di eurodeputati che susciterà l'ilarità dei loro colleghi. Naturalmente è il secondo Berlusconi quello che provocherà le principali polemiche in Italia. Che il Cavaliere voglia rompere il protocollo lo si capisce da una frase che piove sul discorso all'improvviso: «Permettetemi di parlare un secondo del mio Paese», premette rivolgendosi proprio ai banchi dove siedono i leader. Berlusconi spiega che la sua maggioranza è coesa e che lui è «super forte e con le palle». Una definizione che manda nel panico gli interpreti. Spiega il presidente del Consiglio che in Italia «la sovranità sta passando al partito dei giudici. Il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione». Un attimo di fiato quindi riparte all'attacco: la Consulta, spiega, «da organo di garanzia si è trasformata in organo politico. Abrogando il lodo Alfano praticamente ha detto ai pubblici accusatori: riprendete la caccia all'uomo nei confronti del primo ministro». Rimarca che dei quindici giudici costituzionali undici fanno riferimento alla sinistra perché «abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra». Poi parte la solita canzone sulle centinaia di inchieste, le seicento perquisizioni della Guardia di Finanza, le duemilacinquecento udienze: «Credo che sia il record universale della storia, ma sono stato sempre assolto perché per fortuna è solo una parte dei giudici che sta con la sinistra, mentre i giudici soprattutto del secondo e terzo livello sono giudici veri come negli altri Paesi». «In Italia - prosegue - non c'è l'immunità parlamentare, in Italia i pm non dipendono dal governo e si è formato nella sinistra un partito dei giudici, non riuscendo la sinistra che è divisa e allo sbando, ad avere ragione attraverso la politica, cerca di avere ragione del centrodestra attraverso i processi». Se la prende con la sinistra che lo attacca in tutti i modi «inventandosi delle calunnie su tutti i fronti, ma chi crede in me è ancora più convinto». La sala resta silenziosa, forse un po' fredda tranne qualche applauso qui e là. Anche perché è un intervento inconsueto il suo. Chi aveva parlato prima di lui, dal rumeno Basescu al bulgaro Borisov, chiede di fare più forte l'Europa, di considerare i Balcani. E lo stesso Berlusconi nella prima parte del suo intervento si era dilungato sulla necessità di guardare al fenomeno dell'immigrazione non delegando solo i Paesi che affacciano sul Mediterraneo a fare tutta l'azione di contrasto. Poi la sortita sulla situazione italiana che nessuno tra i big dopo commenterà. La sala segue con attenzione ma non con grande pathos. Se ne rende conto lo stesso Berlusconi che infatti tira fuori la chiusura show con una bella barzelletta. Risate generali e applausi a scena aperta. Il premier torna al suo posto, ascolterà poi la Merkel che chiederà maggiore coordinamento nelle politiche europee, soprattutto sull'ambiente. Il congresso finisce, c'è spazio per la votazione su Antonio Tajani che viene eletto vicepresidente. Il Cavaliere si infila poi nel pranzo ufficiale. Nel frattempo da Roma arriva la presa di distanza di Gianfranco Fini che spiega in una nota scritta di non coindividere le parole di Silvio. Il quale quando esce dal pranzo reagisce: «Nulla da chiarire. Basta con le ipocrisie». Forse quella di ieri è solo la prima tappa di una campagna che sarà ancora più forte. Berlusconi non ci sta più a subire. Non ci sta a rimanere sulla graticola e ogni volta che ce ne sarà occasione, soprattutto internazionale, spiegherà la sua versione dei fatti. Addio Bonn, sale sull'aereo e va a Bruxelles. In aereo si concentra sui dossier del consiglio d'Europa. Qualche telefonata con Roma e Berlusconi si lascia andare: «Possibile che io debba essere l'unica carica a non poter rispondere agli attacchi? Bisogna rispettare il presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale e il presidente del Consiglio no? Non posso nemmeno difendermi da solo? E sono pure l'unico eletto dal popolo». Domenica si va in piazza, poi Berlusconi comincerà a rispondere ovunque. In tutte le sedi.
Berlusconi all'arrembaggio
Fini: "L'arbitro va rispettato"

Argomenti