Politica

Regionali, Fini: a noi 3 governatori

L'individuazione dei candidati alle prossime Regionali si sta trasformando per Silvio Berlusconi in una vera e propria battaglia di logoramento. Non bastavano le pressanti richieste della Lega riguardo al Nord. A infilarsi nell'intricata questione ci ha pensato il presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale, durante l'incontro di ieri con il premier, sembrerebbe avergli presentato un conto molto salato: garantire agli ex-An non più la presidenza di due Regioni, ma di tre. E quindi, data per certa la candidatura dell'attuale sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti a governatore della sua Regione, al conto si sommerebbero anche quella in Campania e nel Lazio. Una richiesta sollevata dopo che Fini ha definito la candidatura a presidente della Campania del Sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino come «non più nel novero delle cose possibili». Berlusconi così prende tempo e ha deciso di annullare il vertice con Bossi e Fini che avrebbe dovuto tenersi questa mattina. Tutto rinviato alla prossima settimana nella speranza che, nel frattempo, si chiarisca la posizione di Cosentino attualmente destinatario di una ordinanza di custodia. Ma non solo Lega ed ex-An stanno creando problemi a Berlusconi. Anche gli esponenti del Pdl provenienti da Forza Italia stanno dimostrando il loro malcontento. Infatti, nell'eventualità in cui il premier cedesse due Regioni del Nord a Bossi e tre a Fini, gli ex «azzurri» si troverebbero a dividersi territori decisamente meno influenti nello scacchiere nazionale. In un Risiko così talmente intricato da rendere difficile ipotizzare nomi di possibili candidati. In Campania infatti, se venisse stracciata l'ipotesi Cosentino, potrebbe prendere piede il sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli di area An e fortemente sostenuto dal vice capogruppo alla Camera Italo Bocchino. Ma non è l'unico. Sul tavolo dei coordinatori nazionali Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi, sarebbero giunti alcuni altri nomi: in primis quello del senatore Raffaele Calabrò, al quale si deve la proposta di legge sul testamento biologico. Poi ci sarebbe quello dell'ex ministro socialista Stefano Caldoro, gradito ai vertici romani e all'Udc. Altre opzioni potrebbero essere quelle di Gianni Lettieri, presidente dell'Unione industriali, indicato direttamente dal presidente del Consiglio durante l'assemblea di Confindustria a Città della Scienza che però aveva declinato, non volendo contrapporre il suo nominativo a quello di Cosentino. Se anche in Lazio dovesse prevalere la linea voluta da Fini, sembra certa la candidatura della segretario dell'Ugl Renata Polverini, alla quale però l'area degli ex forzisti vorrebbero contrapporre quella di Antonio Tajani, l'attuale vicepresidente della commissione Europea con delega ai trasporti. Scleta legata però all'eventuale successo di Massimo D'Alema alla poltrona di ministro degli esteri della Ue. Al Nord intanto i giochi sembrano più definiti. La Lombardia dovrebbe ritornare sotto la presidenza dell'attuale governatore Roberto Formigoni. In Veneto, nonostante l'attuale presidente Giancarlo Galan continui a rivendicare la ricandidatura annunciando in un'intervista radiofonica «sarò ancora presidente. Ne vedrete delle belle», il Senatùr ha già da tempo ipotizzato una candidatura di Luca Zaia. Il ministro trevigiano dell'Agricoltura infatti, godendo dell'apprezzamento del mondo cattolico, intercetterebbe anche il voto dei moderati. Rimane l'incognita Piemonte. La Lega vorrebbe assegnarla al capogruppo del partito alla Camera, Roberto Cota, ma sarebbe anche disposta a fare un passo in dietro in cambio del mantenimento del ministero dell'Agricoltura e della presidenza della Regione Emilia Romagna da assegnare al deputato Angelo Alessandri.

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