Politica

Giustizia, Fini annuncia: "Ddl sul processo breve"

Un'intesa sul processo breve ma non sulla prescrizione e sui reati tributari. L'annunciato faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini c'è stato, di buon'ora, a Montecitorio. Un incontro di due ore, franco ma anche carico di tensione, con alcune forti divergenze, espresse con toni accesi. Un passo avanti, è il primo commento del premier con i suoi sull'intesa con il presidente della Camera per garantire tempi certi nello svolgimento dei processi. «Nei prossimi giorni - spiegherà infatti Fini stesso immediatamente dopo il vertice a Sky - sarà presentato un disegno di legge di iniziativa parlamentare, quindi senza nessun intervento diretto del governo, per garantire che i tre gradi di giudizio si svolgano in tempi certi, unicamente per gli incensurati, in un tempo massimo di sei anni per arrivare al terzo grado di giudizio». Ma è sempre Fini a dire: «quella che viene impropriamente chiamata prescrizione breve è un'ipotesi considerata impraticabile da me e Berlusconi, perchè danneggerebbe i cittadini». Su questo punto, invece, Berlusconi si sarebbe a lungo battuto durante il vertice, senza spuntarla con l'alleato. Fini ha escluso anche l'ipotesi di un emendamento sui processi tributari che favorisca Mondadori nel contenzioso con l'agenzia delle entrate, eventualità contemplata durante la discussione della Finanziaria al Senato. «Non mi risulta ci siano iniziative di questo genere», seppellisce la possibilità il presidente della Camera nell'intervista a Sky. Prende corpo dopo il faccia a faccia, invece, la reintroduzione dell'immunità parlamentare. Una prospettiva, dice ancora Fini, che «non deve destare scandalo», essendo riconosciute le garanzie del vecchio articolo 68 della Costituzione nel Parlamento europeo. Certo, ricorda l'ex leader di An «l'immunità non deve essere impunità: si tratta di garantire per il potere legislativo la possibilità che la Costituzione definisce di agire in piena autonomia senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare». Dopo il faccia a faccia - durante il quale si affronta anche il capitolo regionali rinviandone la definizione al prossimo vertice a tre con Umberto Bossi - il premier rientra a Palazzo Chigi con Gianni Letta e cancella l'appuntamento pubblico della tarda mattinata a Milano. Fini si chiude invece nel suo studio con Ignazio La Russa, Giulia Bongiorno ed Italo Bocchino. Entrambi i co-fondatori del Pdl tirano le somme, dopo la sfiorata rottura e la faticosa ricerca di una via d'uscita, di una necessaria compattezza da esibire all'esterno. Tempi e modi di presentazione del ddl sul processo in sei anni, annunciato con enfasi da Fini, in realtà sono tutti da definire e c'è chi dal Senato - dove il provvedimento dovrebbe essere incardinato - invita alla cautela sulla rapidità della quale il presidente della Camera si dice certo. «È una questione innegabile, che la durata media dei processi in Italia è troppo lunga - dice Fini ancora a Sky - passano anni e anni per arrivare al terzo grado di giudizio, con lesione del sacrosanto diritto costituzionale dei cittadini di vedersi garantita la giustizia. Che in Italia i processi durino troppo è un problema ben presente in sede europea». Fini e Berlusconi sono dunque «concordi nel dire che il primo dovere del governo è mettere a disposizione cospicue risorse finanziarie» per ridurre il «forte disagio dei tribunali». E Berlusconi - riferisce il presidente della Camera - «ha garantito che in Finanziaria ci saranno stanziamenti per mettere in condizione il sistema giustizia di funzionare». I margini dell'intesa sono questi, al termine del lungo confronto che ha portato all'unico compromesso al momento possibile.

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