Nessuno ha qualcosa in contrario alla candidatura di Renata Polverini alla guida della Regione Lazio. Così come nessuno, però, si azzarda ad offrirgliela in modo ufficiale. Diciamo che, al momento, le sue chance sono inversamente proporzionali ai consensi. Un pericoloso surplace, dal quale fuggire prima possibile. In barba alla «necessità di scegliere personalità legate al territorio», un mantra inutilmente ripetuto a destra come a sinistra - l'ultimo, ieri, il leader dei cristiano popolari, Mario Baccini, che ha ricordato come «fosse stata creata apposta una consulta per scegliere il candidato, nell'ambito del Progetto Lazio 2010», benedetta ingenuità - le cose vanno diversamente. Nel caso della Polverini, è bene ricordarlo, i maggiori impedimenti hanno origini esogene: Bruxelles, Campania, Veneto, e altro. Per i meno scaltri, ci ha pensato ieri Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Popolo della Libertà, a chiarire il concetto. Cicchitto ha detto che certo, i massimi esponenti regionali del partito sono liberi di prendere in considerazione tutte le candidature, «comprese quelle autorevoli che provengono dalla società civile» (la Polverini, appunto, ndr), ma ha avvertito che «l'eventuale nomina di D'Alema a ministro degli Esteri della Ue, muterebbe notevolmente la situazione». Tradotto: potete scegliere chiunque, ma per scherzo. Nel caso prospettato da Cicchitto, bisognerebbe poi «risarcire» Antonio Tajani, commissario europeo uscente, ed ecco che i giochi, compresi quelli laziali, ricomincerebbero daccapo. Insomma per correre nel Lazio, la Polverini deve guardare all'Europa, come alla Campania. La sua candidatura è legata a doppio filo con quello che si deciderà lì. Resta in ballo la candidatura di Nicola Cosentino, il sottosegretario che da settimane sta sulla graticola, sul quale pesano i rapporti - veri o presunti, si vedrà - con dei signori in odore di camorra. I candidati dovranno essere come la moglie di Cesare, ha ricordato l'altro giorno lo stesso Fini, marcando sul terreno un solco che appare invalicabile, almeno per quella parte del partito che viene da An. Stesso discorso vale per il Veneto, reclamato da Bossi, ma non digerito dagli alleati. Come per la partita di Bruxelles, anche per questa campana e quella veneta, la Polverini ha poco a che fare. Almeno in teoria, mentre in pratica, a seconda del risultato si genererà un effetto domino che potrebbe o travolgerla o favorirla. Lei non si abbatte e continua a parlare con tutti, nessuno escluso. Stasera, intanto, sarà ospite a La7, nel programma «Prossima fermata» condotto da Federico Guiglia, in onda dopo il tg notturno. Nelle anticipazioni delle agenzie, la candidata in pectore per la poltrona della Regione Lazio confessa di essere una fan sfegatata nientemeno che di Francesco Guccini. «Amo ancora Guccini. Le canzoni di Guccini le so tutte, anche perché è un cantautore che mette in prosa il suo pensiero» ha detto la Polverini. Chi l'avrebbe detto? «Conosco tutte le sue canzoni. Mia madre mi proibiva di ascoltarlo, per le troppe parolacce. Così mi mettevo in borsa le cassette e le ascoltavo di nascosto». Insomma, un altro piccolo passetto e magari la candidatura arriva dall'altra parte politica.
Lazio, corsa difficile per la Polverini
