Politica

Tremonti dal Cav scortato da Bossi

Solo una tregua armata. Il vertice convocato ad Arcore per chiarire e appianare le divergenze tra il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non ha dissolto le nubi che si sono addensate nella maggioranza a proposito della linea di politica economica che il governo deve tenere. Le posizioni tra i due sono rimaste distanti e nessuno ha lasciato intendere di voler cedere. Il Cavaliere avrebbe chiesto al responsabile del dicastero di via XX settembre di dare segnali di alleggerimento del rigore nei conti pubblici. Tremonti, che puntualmente deve convincere i grandi investitori istituzionali a rinnovare quantità esorbitanti di titoli del debito pubblico italiani, ha ribadito l'opportunità di mantenere stretta la spesa per non aumentare i costi del rifinanziamento. Due visioni del mondo entrambe legittime e motivate ma dicotomiche. E sul terreno della politica spesso anche i buoni propositi possono essere sacrificati. Per questo motivo Berlusconi avrebbe mostrato nel corso dell'incontro una certa irritazione nei confronti del ministro dell'Economia sia per la rigidità mostrata nella gestione della cassa sia per il personalismo tremontiano emerso, ad esempio, nelle sortite sul valore del «posto fisso» rispetto alla precarietà e in uno degli ultimi convegni dell'Aspen Institute (presieduto da Tremonti) sulla futura leadership politica. Insomma invece di fumare il calumet della pace ad Arcore si è assistito a uno scontro al calor bianco. Berlusconi alla fine avrebbe di fatto per ora eluso la richiesta, ribadita dal ministro dell'Economia, di una sua vicepremiership. Tra le promesse strappate dal premier anche una maggiore apertura al dialogo e al confronto con gli altri ministri sulla politica economica, fermo restando che il capo del governo è deciso ad avocare a sè l'ultima parola sulle scelte da fare. Il titolare del Tesoro porterebbe intanto a casa una «non sconfessione» e una nuova frenata sul taglio dell'Irap, che resta un obiettivo ma da raggiungere solo nel rispetto dei conti. Su questo tema è intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza dl consiglio Bonaiuti che in una nota ha suggellato la tregua momentanea: «Il taglio è nel programma di governo e sarà realizzato quando sarà definita la sua copertura senza provocare aumenti di deficit e di debito pubblico». Il vertice che doveva sancire la ritrovata concordia in realtà si è trasformato in realtà in un vertice politico. Sì perché a fare da paciere c'era anche Umberto Bossi leader di quella Lega Nord che considera le posizioni del responsabile dell'Economia storicamente molto vicine alla sua linea politica. È proprio il leader del Carroccio a fare un primo resoconto ufficiale dell'incontro, che lascerà alle opposizioni gioco facile nel dire «è Bossi che comanda», come fa il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. In sintesi: «Il governo è solido, siamo tutti una stessa famiglia»; «Finchè vivo io Tremonti non avrà problemi», «Taglieremo l'Irap, ma con il tempo». Ciò che più spicciamente Roberto Calderoli traduce in un «non c'è trippa per gatti», cioè non sono alle viste crisi di governo. C'è invece «un clima costruttivo, lucidità e chiarezza verso gli obiettivi». È ancora Bossi, più tardi, a descrivere così lo stato dell'arte: «Sono i soliti pasticcioni del PdL. Nei partiti ci sono persone invidiose. C'è gente che vuole spendere perché pensa che solo così verrà eletta. Ma ora non si può spendere, altrimenti l'Europa ci uccide. Adesso però abbiamo trovato la soluzione». Ed è ancora Bossi ad annunciare che «l'accordo è chiuso ed il Veneto va alla Lega». Incidente chiuso.

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