Politica

Bossi fa da scudo: Tremonti non si tocca

Bossi apre l’ombrello su Tremonti. «C’è un tentativo di farlo fuori ma io lo proteggo». Il leader della Lega entra nel duello tra il ministro dell’Economia e Berlusconi. Tremonti ribadisce il rigore sui conti. Tremonti alza ancora il tiro e raccoglie l'appoggio di Bossi. Tra il ministro dell'Economia e il presidente Berlusconi ormai è guerra aperta; tutti e due, mai come ora, sono decisi a non arretrare di un passo, a far pesare il proprio ruolo, ma anche consapevoli che arrivare alle estreme conseguenze vorrebbe dire aprire una crisi di governo che ora nessuno vuole. Ieri Tremonti ha mostrato di voler andare dritto per la sua strada. Prima ha fatto precisare al suo ufficio stampa che non pensa affatto a dimettersi; poi, sempre in modo indiretto, ha fatto sapere che «resta ferma la linea del rigore sui conti pubblici»; infine durante il vertice a Palazzo Chigi con le Regioni ha dettato i tempi dell'operazione sull'Irap che «prenderà attuazione in linea con il federalismo fiscale». Sono tutti messaggi per affermare che ogni decisione di politica economica, finchè c'è lui, e lui ha intenzione di esserci fino a fine legislatura, deve passare da via XXSettembre. Un modo per dire a Berlusconi che deve consultarlo prima di lanciarsi in promesse che poi vanno verificate nelle compatibilità di bilancio e poi per rispondere a quanti nel governo e nel Pdl già prefigurano ribaltoni e sostituzioni in corsa. In mattinata Temonti ha anche incassato la copertura politica della Lega con Bossi che è stato esplicito: «C'è un tentativo di fare fuori Tremonti, ma io lo proteggo». Forte dell'asse di ferro con il Carroccio, Tremonti si è lasciato andare anche a una battuta ironica sul premier in ritardo nel rientro dalla missione in Russia: «L'aereo di Berlusconi, bloccato da una tempesta di neve... Credo sia stato bloccato da una fitta coltre di nebbia. Una nebbia molto ma molto fitta». L'atteso incontro di chiarimento tra il ministro e il premier, preceduto giovedì da una concitata telefonata, slitta. È probabile che prima di vedere Tremonti, Berlusconi intenda parlare con Letta e con Bossi. Lo scenario lascia supporre che rottura non ci sarà ma di fatto il rapporto tra i due è appeso a un filo. I maligni nel Pdl delineano uno scenario: ovvero che Tremonti avrebbe alzato il tiro per costringere Berlusconi a rinnovargli la fiducia e blindarlo all'interno di un governo che gli è sostanzialmente ostile. Un paio di ministri, in modo riservato, si spingono a ipotizzare un dopo-Tremonti con Letta pronto a sostituirlo. Fantapolitica? Al momento il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio continua l'azione di pontiere. All'incontro con le Regioni ha chiarito che «una cosa sono gli annunci, un'altra gli obiettivi. L'obiettivo della graduale riduzione dell'Irap è presente nel programma di governo e noi - ha detto - vogliamo rispettare il programma. Questo non significa, quindi, - ha precisato - abolire da domani l'Irap: l'abbattimento dell'imposta verrà fatto compatibilmente con le esigenze di bilancio e le condizioni dell'economia». Parole che ricalcano quanto detto da Berlusconi all'assemblea della Cna. Il premier non ha mai parlato dell'abolizione tout cour dell'Irap che poi è quanto è previsto dal programma di governo, scritto nella parte fiscale dallo stesso Tremonti. Quindi da dove nasce lo scontro tra il ministro e il premier? La spiegazione che viene data all'interno del Pdl è questa: Tremonti ritiene che sulla politica economica Berlusconi debba consultarlo ma ritiene altresì che lui invece possa muoversi senza rendere conto a nessuno. Una linea che il premier non condivide affatto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.