Politica

Facebook, minacce di morte al premier Alfano: "S'indaghi sulla sicurezza"

Il gruppo esiste da più di un anno ma ieri ha superato i 13 mila iscritti. E la Procura di Roma ha deciso di aprire un’inchiesta sul gruppo Facebook «Uccidiamo Berlusconi». Alle 20.08 gli adepti sono 13.133, passano dieci minuti e se ne aggiungono altri 121 e così via. Un continuo pellegrinaggio di internauti tutti fedelissimi alla causa: «Uccidiamo Berlusconi». Così il più famoso social network del web si trasforma in veicolo d'odio verso il presidente del Consiglio. Irripetibili alcune offese. Le più "affettuose" lo descrivono come mafioso e piduista, ma qualcuno si fa prendere la mano e dopo averlo apostrofato "fascista", lo vedrebbe bene a Piazzale Loreto appeso a testa in giù. Offese e ingiurie che hanno provocato il «turbamento» del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha immediatamente chiesto che venisse aperta un'indagine sulla sicurezza del premier. Ed è proprio il Guardasigilli Alfano a dare dimostrazione di conoscere nei minimi particolari le caratteristiche del gruppo: conosce quanti iscritti ha raccolto e vede nel titolo una sorta di italianizzazione del film Shooting Silvio, uscito un paio di anni fa. Intanto, dal fronte giudiziario, la richiesta fatta dal ministro, non è rimasta a lungo inascoltata. Già in serata infatti la Procura di Roma aveva aperto un'inchiesta adducendo come motivazione: «Minacce gravi» nei confronti del Presidente del Consiglio. Un fascicolo aperto dal procuratore capo Giovanni Ferrara, dall'aggiunto Nello Rossi, che coordina il gruppo «Reati criminalità informatica», e dal pm Andrea De Gasperis, che non hanno escluso, oltre all'ipotesi di interdire il sito, anche la possibilità di inserire nell'inchiesta il reato di istigazione a delinquere. Un gesto che ha trovato il plauso e la soddisfazione di Alfano. Intanto l'amministratore del gruppo su Facebook tenta di prendere le distanze dalle ingiurie contro il premier inserendo un proprio commento all'interno del social network: per prima cosa sottolinea di averne rilevata la direzione solo il 12 ottobre scorso e non potendo cambiarne il nome, ha scelto di far rientrare il gruppo sotto la dicitura «affermazioni bizzarre». Poi cerca di spiegare i suoi intenti: «Personalmente non voglio uccidere realmente nessuno, non voglio incitare nessuno a violare la legge. Farò in modo di rimuovere i messaggi violenti e comunque mi dissocio da tutte le affermazioni che costituiscano reato in un gruppo che non ho neppure creato». Purtroppo però Alfano sembra non essere interessato alle giustificazioni dell'amministratore del gruppo dato che ricorda: «Poiché nel nostro Paese esiste l'obbligatorietà dell'azione penale mi attendo che la magistratura faccia il proprio dovere indagando, perseguendo e trovando coloro i quali inneggiando all'odio e all'omicidio commettono un reato dal punto di vista penale e una azione disdicevole dal punto di vista morale». Dopo la protesta del ministro della Difesa Ignazio La Russa («Sembra incredibile che nessuno abbia trovato il tempo per stigmatizzare l'odio nei confronti di Berlusconi) si è elevato un coro bipartisan sulla richiesta di chiusura del sito. «Mi auguro che il gruppo sia immediatamente chiuso e che i responsabili vengano individuati» afferma la deputata Barbara Saltamartini. Dall'opposizione interviene Dario Franceschini, «quel gruppo va chiuso ma non c'entra nulla con lo scontro politico. Sono forme demenziali» mentre Massimo Donadi dell'Idv commenta: «Vigiliamo su quei siti che incitano alla violenza ma non si imbavagli la Rete». Intanto, mentre la politica discute, su Facebook è nato anche un "contro-gruppo" stavolta intitolato «Uccidiamo tutti quelli che vogliono uccidere Berlusconi». Ironia della sorte, ad aprirlo un giovane ragazzo di nome Giovanni Bersani.

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