Politica

Riforme, il Pdl vada avanti

Così non si può cominciare. Il confronto sulle riforme inizia in un clima di sospetti. Anche se poi a ben vedere le varie posizioni non paiono tanto distanti. Allora: Berlusconi vuole le riforme subito. Fini invoca un minimo di dialogo con il centrosinistra. E dice no a una proposta che ancora nessuno ha fatto. Fermi tutti. La posta in gioco è troppo alta. Il Pdl sta accelerando su un corposo pacchetto di modifiche costituzionali e non. Dalla giustizia all’elezione diretta del premier, dalla riduzione dei parlamentari all’abolizione del bicameralismo perfetto ovvero del Senato così come strutturato oggi. Finalmente, verrebbe da dire. Si sono ricordati che sono al governo del Paese e che avevano promesso una profonda modernizzazione. Non è pensabile andare a temi così delicati immaginando chissà cosa nelle parole dell'altro. Qualche considerazione del presidente della Camera viene subito dipinta come frutto di chissà quale manovra paragolpista. Messo in chiaro che è e resta fedele, il punto ora è che nel Pdl bisognerebbe prendere una volta e per tutte come assunto che dentro la maggioranza al momento nessuno sta manovrando contro il premier. Che cosa ha detto Fini? Parole che prese in assolo sembrano di buonsenso. Il presidente della Camera, ha riportato: «Un conto è la separazione delle carriere dei magistrati, un altro è che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell'ordine giudiziario». Il riferimento è a una frase pronunciata da Berlusconi a Benevento domenica, quando aveva ricordato appunto che in Francia e in Inghilterra i pm sono sotto il potere del governo. L'Italia è pronta? Proviamo a ragionare. Potrebbe funzionare se il premier è un garantista, come nel caso attuale. Ma se un domani il premier fosse Di Pietro (e con questo Pd non è impossibile)? Cioé colui il quale ritiene che chi ha una barca prima deve dimostrare di non aver evaso le tasse e poi può ormeggiare? Colui il quale da solo come pm voleva sfasciare Berlusconi, figuriamoci con l'intero ordine della magistratura a disposizione? E allora: complotta Fini? No, anche se non si capisce perché l'ex leader di An dica di no a una proposta che nessuno a fatto. Era un processo alle intenzioni di Berlusconi? Ancora, il presidente della Camera afferma: «Le riforme istituzionali si facciano, ma con una larga maggioranza». Avendo il co-fondatore del Pdl partecipato al processo riformatore della legislatura 2001-2006 ed essendo noto come tutto il lavoro parlamentare sia naufragato sotto i colpi del referendum, quelle parole appaiono più un invito a non commettere gli stessi errori. Su questa linea si ritroverebbe anche Umberto Bossi. Stanno manovrando contro il Cavaliere? Difficile da credere. Anche se Fini per mesi ha parlato continuamente contro Berlusconi dando la sensazione di avere con lui più che un conto aperto. Acqua passata, tutto chiarito: si spera almeno. E dunque, non esistono motivi apparenti per cui l'attuale maggioranza non debba compiere almeno un tentativo di dialogo con l'opposizione. A cominciare da quei punti suoi quali ci si può ritrovare. La situazione sembra sfuggita di mano. Anche il presidente della Repubblica ha preso a rispondere ai cittadini per strada mentre passeggia e discute con loro su questioni costituzionali come fosse al bar dello sport. Oppure a rispondere alle critiche dei giornali a tambur battente, entrando in tempo reale nelle polemiche. E il presidente della Camera dice frasi che sfiorano la normalità e sembrano accenti polemici. Si scivola verso l'impazzimento. Mentre basterebbe guardare la sostanza delle cose e non l'eccitazione che c'è attorno.

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