Politica

Ma sull'immigrazione Gianfranco è ancora solo

La tesi di Gianfranco Fini, che vede con favore il testo di legge bipartisan che concederebbe, se approvato, la cittadinanza italiana in tempi più brevi rispetto agli attuali dieci anni richiesti, raccoglie consensi a sinistra. Ma spacca l'unità di pensiero nel centrodestra che fa quadrato contro la proposta. La bocciatura più sonora arriva dalla Lega. Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli afferma infatti che «anticipare la cittadinanza e quindi il diritto di voto agli immigrati è un attentato alla democrazia e un esproprio alla volontà popolare».   E anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal palco della festa del Pdl non usa parole tenere attribuendo la responsabilità dell'iniziativa solo alla sinistra che vuole dare il voto agli immigrati il prima possibile nella speranza che poi la votino. La proposta di legge, che in realtà porta le firma dei deputati del Pdl Fabio Granata e del Pd Andrea Sarubbi, e raccoglie l'adesione di oltre 50 deputati di entrambi gli schieramenti, è stata difesa sabato scorso da Fini. Ma in assoluta solitudine. Anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri infatti è molto cauto: bene aprire un confronto nella maggioranza sul tema, sostiene in una nota, ma la legge attuale sull'immigrazione non si tocca. Va benissimo che il periodo per concedere la cittadinanza resti a 10 anni. E se proprio un ritocco si vuole fare, questo sia nel senso dell'inasprimento delle sanzioni. Sulla stessa linea il coordinatore del partito Ignazio La Russa considerato da alcuni in un primo momento come possibile mediatore: sì al dibattito, e sì forse a concedere la cittadinanza a chi è nato in Italia e vi ha concluso un ciclo di studi, precisa il ministro della Difesa, ma per gli stranieri adulti il termine dei 10 anni non si tocca. Il ministro torna poi ad attaccare quei parlamentari del Pdl che, saltando il dibattito interno al partito, fanno delle fughe in avanti firmando proposte di legge bipartisan. E se non si esclude che il premier e il presidente di Montecitorio possano trovarsi di nuovo su fronti opposti a proposito della politica dell'immigrazione, il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi taglia corto: quello della cittadinanza non è un tema all'ordine del giorno del programma di governo, pertanto inutile parlarne. L'opposizione invece condivide la posizione di Fini, come dichiara il segretario del Pd Dario Franceschini («lo rispetto»), ma non si illude, come fa il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, valutando che sarà la Lega alla fine a spuntarla. Lasciando tutto così com'è. Intanto, è tensione nella maggioranza, con Granata che se la prende con La Russa che aveva dato dei «peones» ai deputati firmatari del testo pro-integrazione.   Ci hanno invitato ad una maggiore concertazione tra noi prima di dar vita a progetti come questo sulla cittadinanza, osserva ironico, «ma perché la stessa concertazione non viene richiesta anche quando ci chiedono di varare leggi sulla giustizia o sullo scudo fiscale?». La Fondazione di Fini Farefuturo quindi ribadisce: è molto più di destra dare la cittadinanza dopo 5 anni a chi la vuole davvero piuttosto che concederla a tutti dopo 10 anni, anche a chi non ama e non conosce nulla del nostro Paese.

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