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Il raìs: «Via i partiti Silvio presidente»

.Il corteo di oltre venti auto, con tanto di ambulanza al seguito, è arrivato in Campidoglio con circa 40 minuti di ritardo. Ad accogliere il «colonnello» il sindaco. Una stretta di mano e poi il saluto alla folla. La visita al Palazzo Senatorio dura circa quindici minuti, scambio di doni compreso (la Lupa capitolina a Gheddafi, un piatto dipinto a mano per Alemanno), poi la piazza per i discorsi. Breve e incisivo quello di Alemanno, che sottolinea il nuovo rapporto di amicizia tra Italia e Libia, tra Roma e Tripoli. Inevitabile il riferimento ai flussi di immigrazione. «Fa parte del nostro interesse nazionale - sostiene Alemanno - governare i flussi di immigrazione, ma è fondamentale per tutti i paesi del Mediterraneo creare un sistema di cooperazione allo sviluppo che rimuova le cause stesse dell'immigrazione». Il sindaco ricorda poi, più di una volta, che «il leader libico non rappresenta solo la sua Nazione ma da diversi mesi esercita con successo la presidenza dell'Unione Africana». Un nuovo solidale rapporto con la «vicina» Africa con l'obiettivo di «fare di tutto il Mediterraneo un mare di coesistenza pacifica e di sviluppo». Un acceno al rispetto dei diritti umani e poi passa la parola a Gheddafi. E non manca il colpo di scena. Oltre a nominare innumerevoli volte il nome di Berlusconi, il Colonnello arriva a ipotizzare un virtuale scambio di ruoli: «Non c'è nulla in contrario se l'amico Berlusconi si presentasse per diventare il presidente del governo libico. Il popolo libico sicuramente ne trarrebbe vantaggio. Potrebbe trasferire delle fabbriche e aziende agricole, così la Libia diventerebbe industriale. Io non potrei offrire industrie come potrebbe fare il mio amico Berlusconi: noi abbiamo il gas e il petrolio e garantiremo il continuo flusso verso l'Italia». Tra la platea c'è chi applaude ma dopo scende il gelo, quando Gheddafi sostiene che «i partiti sono l'aborto della democrazia» e auspica per l'Italia dei «congressi del popolo, dove questo governa senza rappresentanti». Parole dalle quali il sindaco, non appena ripartito il corteo, prende subito le distanze. «Occorre distinguere le due parti del discorso. Nessuno può darci lezioni di democrazia - sostiene Alemanno - le parole dette da Gheddafi in proposito sono inaccettabili». Poi la steccata ai consiglieri capitolini del Pd, che per protesta sul mancato accesso in aula Giulio Cesare, ha abbandonato la piazza. «Non si possono assumere atteggiamenti di carattere ideologico o cercare di costruire fronti polemici anche in occasioni di questo genere. Credo che, da questo punto di vista, fa fede l'atteggiamento di D'Alema, che in maniera molto intelligente e da vero leader politico, rispetto ad un gesto storico come quello che stiamo vivendo e che di fatto ha chiuso un capitolo triste nella storia dei rapporti tra Italia e Libia».

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