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Berlusconi sotto assedio, l'Italia si blocca

Silvio Berlusconi

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{{IMG_SX}}Alla luce del «siamo il governo del fare», Berlusconi annunciava, seguendo uno scadenziario, i futuri obiettivi perseguiti dall'esecutivo. Basti pensare a questioni come Alitalia, la gestione della crisi economica, l'emergenza rifiuti in Campania, passando per le elezioni regionali in Sardegna e il primo congresso nazionale del Popolo della Libertà. La strategia del premier è sempre stata la stessa: impegno in prima persona, contatto diretto con i cittadini e, quanto più possibile, una comunicazione ad hoc. Ovvio che il terremoto all'Aquila, dello scorso 6 aprile, abbia inciso notevolmente sull'agenda del governo. E questo sin dalle prime ore. Quasi tutto è passato in secondo piano rispetto all'emergenza di intervenire nelle zone colpite dal sisma. Il refrain del Cavaliere è chiaro: «Lo Stato non vi lascerà soli». Non è però il terremoto abruzzese a cambiare radicalmente l'andamento della politica del Cavaliere. Nè tanto meno a "distrarre" l'attenzione del premier rispetto alle questioni importanti per il sistema paese, e quindi per il governo. Tutto cambia dal 26 aprile, dall'ormai famosa partecipazione alla festa di compleanno di Noemi Letizia. Da lì comincia il crescente j'accuse, politico e mediatico, nei confronti del presidente del Consiglio. È il punto di inizio di quello che, da un mese a questa parte, occupa intere pagine di giornali: il mosaico Berlusconi-Lario. Tutto il resto, praticamente scompare. O comunque diventa questione a data da destinarsi. Europee, piano casa, Pdl in Sicilia, Kakà e il Milan, completamento del termovalorizzatore di Acerra, Fiat. Tutti dossier sulla scrivania del presidente del Consiglio, ma di fatto annebbiati dal bailamme generale per la vicenda Noemi, e quindi Veronica. Sicuramente, l'idea che Berlusconi aveva di questa campagna elettorale, valida per europee e amministrative, era un po' diversa. Dal palco del congresso fondativo del Pdl, parlando proprio delle elezioni alle porte, il premier lanciava il guanto di sfida a Dario Franceschini. E lo faceva proprio rimarcando, ancora una volta, il suo impegno in prima persona. Ed invece le cose sono andate in modo diverso. Quando mancano ormai pochi giorni all'apertura delle urne, l'intera campagna elettorale per Strasburgo si è svolta, per la sinistra attaccando il premier sul piano personale, per la maggioranza sotto il tentativo di riportare l'attenzione sul piano politico. L'amarezza del Cavaliere è tanta. E forse anche la rabbia. «Ci sono due Italie: quella dei giornali e quella vera, l'Italia che non crede alle calunnie», spiega lasciando il Quirinale ieri sera. E comunque «di certo non ci fermiamo davanti alle calunnie». Per non parlare poi di provvedimenti assai a cuore a questo governo. Un esempio tra tutti: il piano casa. Annunciato parecchie settimane fa, nell'agenda del governo come "dossier urgente". Lo stesso Berlusconi ne ha parlato più di una volta, presentandolo una virata per l'ediliza del Paese e quindi per l'economia italiana. Dopodiché, alla luce anche del niet delle Regioni (prevalentemente quelle legate al centrosinistra), tutto è rimasto un po' sospeso. In tutta la vicenda Fiat-Opel, Berlusconi forse avrebbe voluto essere più partecipe. Così come nella matassa del Pdl in Sicilia. Dove c'è un presidente di Regione, Raffaele Lombardo, sul piede di guerra verso i vertici nazionali del Pdl. Lo stesso Berlusconi, dai microfoni di "28 Minuti", su Radio Due, ieri ha ammesso: «Non mi sono così tanto interessato della vicenda siciliana»: è una questione «locale e frutto di contrasti personali», ma «sono certo credo che si risolverà». Sottolineando di volersi occupare della vicenda «dopo le elezioni» di giugno. Altro capitolo, esito più o meno uguale. Quando è iniziato il caos Noemi, il Milan era all'inseguimento dell'Inter. I rossoneri sono arrivati, ad un certo punto, a -5 punti dagli avversari. Il campionato di serie A si è chiuso domenica scorsa con il Milan in terza posizione, a dieci punti dai nerazzurri. E non solo. Kakà è in vendita, sembra destinato al Real Madrid. Anche se a inizio anno, fortemente corteggiato dal Manchester, era stato convinto dal Cavaliere a restare. Insomma, le questione rimaste aperte in questo ultimo mese sono tante. Ieri però almeno un problema lo ha voluto risolvere. Quello del suo rapporto con il Presidente della Camera. «I miei rapporti con Fini erano affettuosi e sono rimasti affettuosi. Non abbiamo avuto nessun momento di difficoltà tra noi». Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un'intervista a Rete Oro. «Abbiamo un rapporto di vicinanza anche familiare. Tutto quello che è apparso sui giornali è stato inventato, come è la norma degli ultimi tempi. La stampa fotografa una realtà italiana che è molto diversa dalla realtà vera del nostro Paese». Per quanto riguarda la polemica sui voli di Stato, invece, ieri Palazzo Chigi ha spiegato in una nota che «sulla base di quanto espressamente previsto, è chiaro che il presidente del Consiglio ha agito in piena legittimità, anche con riferimento alla facoltà che a persone estranee alla delegazione possa essere offerta la possibilità di un passaggio sull'aereo di Stato assegnato al suo servizio. Ovvio, tra l'altro, che l'imbarco aggiuntivo di uno o più passeggeri su un volo già programmato non comporta alcun aggravio di spesa».

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