Politica

Segue dalla prima

Sempreesplicitando, più di quello che egli stesso potrebbe permettersi, le parole del governatore, potremmo dire che Draghi chiede alle banche, o meglio ai loro dirigenti, di lavorare un po' di più. In tempi difficili non si può installare il pilota automatico e farsi un pisolino. Bisogna faticare, caso per caso, sulle carte e sull'analisi della storia delle aziende, delle conoscenze personali, delle loro prospettive. Prendersi qualche rischio, certo, ma non è meno rischioso accompagnare il sistema produttivo verso il declino. Una situazione eccezionale, come quella del 2009 (rappresentata da quei due numeri che abbiamo visto prima) comporta scelte eccezionali, una situazione che comunque è passeggera comporta scelte lungimiranti. Altrimenti il mondo del credito, dopo aver asfissiato le imprese, riserverebbe a sé stesso lo stesso destino. Analisi e esortazione sono pienamente condivisibili. Resta però una questione in sospeso: perché la Banca d'Italia e il governatore, dopo aver accertato la colpevole pigrizia delle banche, non escono dalla ritualità degli appelli e non passano a una politica più attiva, come chiesto tante volte dal ministero dell'economia, di controllo e quindi di sostegno ai flussi del credito? Gli strumenti ci sarebbero, da quelli leggeri, come gli inviti verbali ma ripetuti e pronunciati rivolgendosi pubblicamente ai banchieri, a quelli centrati sul mercato, come il rafforzamento dei consorzi fidi, fino a forme di intervento più coercitive. Giuseppe De Filippi

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