Politica

"Giù le mani dall'Abruzzo"

«Giulio vieni così chiariamo le cose una volta per tutte». Il presidente del Consiglio esce dall'Aula di Montecitorio. Ad aspettarlo la solita ressa di cronisti, armati di taccuini e microfoni e con una precisa mission: interrogare il premier sulla presunta polemica con il ministro dell'Economia per la copertura dei finanziamenti per il terremoto. Accanto a Berlusconi c'è proprio lui, il titolare di via xx settembre. Il premier lo prende sotto braccio e comincia a parlare: «Non ho mai litigato con Giulio Tremonti. Mai come in questi ultimi tempi ho visto che invece di informare si tende a disinformare. Ci sono tante e tali storie che si sono montate ad arte o per caso che non se ne può più». Il riferimento del Cavaliere è chiaro: qualche giorno fa Europa, quotidiano vicino a Dario Franceschini, raccontava di uno scontro tra Berlusconi e Tremonti che ha mandato il presidente del Consiglio "su tutte le furie", a "un passo dal dare il benservito al ministro dell'Economia". Motivo? La copertura del decreto terremoto. Un tema particolarmente caro al premier e su cui lui, di certo, non vuole ci siano ostacoli o fraintendimenti. Così, quando ormai la voce della litigata era diventato un vero gossip di Palazzo, con i retroscenisti in campo a caccia di ulteriori dettagli, Berlusconi sgombra il terreno: «Con Tremonti siamo in totale sintonia». Frasi che sono una replica a chi - all'interno della maggioranza, ma anche dello stesso governo - qualche ora prima definiva «pesantissimo» il clima fra Berlusconi e Tremonti. E non escludeva nemmeno la possibilità di dimissioni dell'inquilino di Via XX Settembre. Se dunque "litigata" non c'è stata, quello che è realmente accaduto è altra cosa. Davanti ad un pacchetto di misure così complesso come quello previsto per l'emergenza Abruzzo, è chiaro che dopo aver previsto le misure si passa poi alla fase dei conteggi. Berlusconi, sarebbe stato fermo nel sostenere gli emendamenti del governo presentati al decreto terremoto, a cominciare da quello, su cui si è impegnato personalmente, secondo cui lo Stato pagherà al 100% la ricostruzione delle case. Proposte alle quali il Tesoro garantirà la copertura. «Siamo riusciti a mettere a disposizione i fondi, che per ora sono sufficienti, senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma cosa si vuole di più da un Governo, come velocità di intervento, come completezza di intervento, come disponibilità a cambiamenti», tuona il premier, spiegando anche che non è necessario varare lo scudo fiscale. Il presidente del Consiglio continua a rispondere a qualche cronista e prima di andare via si rivolge con una battuta a Tremonti: «Dai Giulio insultami un po', così almeno...». Il chiarimento sul "Professore" per Berlusconi era fondamentale. In una fase come questa, dove il premier sta puntando tutto sui fatti, mettendo l'operato del governo anche al centro della campagna elettorale, non ci possono essere ostacoli. Da qui il pranzo di ieri a Palazzo Grazioli con, oltre a Tremonti, anche Scajola, Fitto e Gianni Letta. Da qui il vertice alla Camera, con i rappresentanti della Lega. Parlando con alcuni dei suoi più stretti collaboratori, il Cavaliere più volte ha confidato l'amarezza di questi giorni. Amarezza e rabbia per come si parla di lui, non mettendo in luce i fatti e l'operato del governo «ma mettendo sotto i riflettori la vita privata, a volte anche in modo falso». Berlusconi fa l'esempio del viaggio a Sharm el Sheikh di due giorni fa. Qualche giornale ha raccontato di una serata trascorsa dal Cavaliere in discoteca e a fare shopping. «Notizia falsa - commenta seccato Berlusconi. «Come si fa a scrivere delle cose del genere?».

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