Fino a quando, cioé, non hanno cominciato tutti a considerarsi anche - e per dovere d'ufficio se necessario - berlusconiani. È sintomatico però come nel nuovo organigramma non ci sia nessun uomo esclusivamente finiano, della stretta cerchia vicina al presidente della Camera, che abbia assunto ora un ruolo di primo al comando di qualche settore del nuovo partito. Per dirla in gergo, non c'è nessun in prima fila "ff". Sigla che non sta per «Fini forever» bensì per «Fare futuro», la fondazione diretta emanazione dell'ex capo della destra italiana e donde provengono tutti gli uomini a lui più vicini. Come il politologo Alessandro Campi, come lo scrittore Angelo Mellone, come il giornalista Filippo Rossi. Niente. L'unico nome finiano è quello di Anna Maria Bernini, giovane avvocato bolognese salita agli onori della cronaca per essere stata la legale di Nicoletta Mantovani, la moglie di Pavarotti. La Bernini, che all'ultimo congresso di An è stata ribattezzata la «Bellucci della destra» (per via di una somiglianza con l'attrice di Città di Castello), sarà viceportavoce, numero due di Daniele Capezzone. C'è Fabio Granata, altro assiduo frequentatore del piano nobile di Montecitorio e solitamente suo consigliere per le materie culturali. Ma il giovane siciliano compare appena tra i novanta componenti la direzione nazionale. Andrebbe considerato finiano di stretta osservanza anche Marco Martinelli, un nome che compare poco sui giornali ma conta molto essendo stato per diversi anni responsabile dell'organizzazione a via della Scrofa e compagno d'immersioni di Gianfranco: la sua nomina a vice dell'organizzazione della nuova formazione politica tuttavia è da considerarsi d'ufficio. È evidente che Fini è stato consultato passo dopo passo nella compilazione della nuova struttura. Sia stato consultato via via che i vari tasselli della nuova formazione andavano a posto. E altrettanto evidentemente ha scelto di non chiedere posti, quote, poltrone e poltroncine in ossequio a quello che aveva detto proprio all'ultimo congresso di Alleanza nazionale una settimana prima dello svolgimento di quello del Popolo della Libertà: ovvero, disse allora di non avere alcuna intenzione di costituire una corrente di An nel Pdl, tanto meno una sottocorrente sua diretta emanazione. E se Fini non c'è, fanno l'ein plein gli uomini di La Russa e Gasparri, ovvero quella che era l'ala più berlusconiana di An. La forza di Gianni Alemanno resta circoscritta fondamentalmente al Lazio, dove conquista Vincenzo Piso. E può vantare la responsabile nazionale delle Pari Opportunità, Barbara Saltamartini, e Francesco Biava che sarà numero due del settore adesioni dietro Gregorio Fontana. Gli altri coordinatori regionali sono ad appannaggio di Gasparri-La Russa con il sindaco più amato d'Italia Giuseppe Scopelliti (Calabria), Filippo Berselli (Emilia-Romagna), Francesco Amoruso (Puglia), Mariano Delogu (Sardegna) ai quali si possono aggiungere anche i vice Corsaro (Lombardia), il dissidente Menia (numero due in Friuli) e Ciccioli (Marche). Gli ex berluscones incassano anche Luca Sbardella vice della Brambilla al settore iniziative movimentiste, che viene considerato come uno dei nuovi settori strategici. E spediscono Antonio Giordano ad affiancare Antonio Palmieri, il ras di internet by Forza Italia. E anche in casa azzurri crescono i quarantenni ma comunque se sponsorizzati dai big: lo scajoliano Ignazio Abrignani va a dirigere il settore elettorale, il dellutriano Nicola Formichella sarà numero due del settore Formazione. Tutta interna agli ex forzisti la battaglia in Sicilia tra Alfano e Micciché: non è stato ancora nominato alcuno. Una annotazione a parte la meritano le donne. Nessuna coordinatrice regionale. Una sola vice, si tratta della emergente Claudia Lombardo in Sardegna che sta molto a cuore al nuovo governatore Ugo Cappellacci. E vanno male anche se si prendono in considerazione i coordinatori provinciali: appena dieci sono del gentile sesso. E si tratta di Giulia Cosenza (Avellino), Nunzia Di Girolamo (Benevento) Isabella Bertolini (Modena), Sandra Savino (Trieste), Viviana Beccalossi (Brescia), Franca Romagnoli (Fermo), Anna Bonino (Torino), Silvana Usai (Carbonia-Iglesias), Lorena Milanato (Padova), Annalisa Basso (Treviso). Insomma, le donne - assieme ai giovani - dovevano essere la grande novità del nuovo partito. Novità al momento che si è vista poco. Forse anche questo è un segno che Fini si è occupato poco dell'organigramma.
Il nuovo centrodestra senza Fini

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