Politica

Fini vuole ballare da solo

Nella sua dimensione "super partes", da uomo delle istituzioni, Gianfranco Fini, ci sta proprio bene. Tanto da non negare risposte alle richieste avanzate dall'opposizione, o da non rispondere agli affondi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L'interrogativo è che cosa ci sia alle spalle di queste sciabolate, visto che non è di certo la prima volta che Fini si muove in distonia con la maggioranza che lo ha espresso. Il presidente della Camera sembra tracciare un perimetro all'interno del quale ricostruire un percorso condiviso di dialogo che va al di là di certe asprezze leghiste e della stessa Forza Italia. In altre parole, il presidente della Camera si sta ritagliando giorno dopo giorno, nei fatti, un proprio spazio autonomo quale terza carica dello Stato, visibilmente affrancata dalla tutela berlusconiana: così come era avvenuto del resto per Casini nella scorsa legislatura. Si tratta di vedere se gli esiti saranno gli stessi o se piuttosto il Cavaliere stavolta dovrà fare i conti con un alleato diverso, il quale non sembra desiderare tanto l'investitura di successore quanto il riconoscimento di reale leader del giovane moderatismo italiano. Sono impressioni a cui si potrà avere una risposta più chiara mano a mano che ci si avvicina alla scadenza del congresso fondativo del Popolo delle libertà. Verso l'ultima stilettata della terza carica dello Stato il presidente del Consiglio usa toni gelidi. Alla domanda dei cronisti se la posizione di Fini fosse dovuta al suo ruolo, Berlusconi si porta la mano sulla bocca come per dire: "Non fatemi parlare". Lui no. Ma lo fanno molti uomini di Forza Italia (chi ufficialmente, chi in colloqui privati). Il pensiero comune di numerosi esponenti azzurri è che Fini sta conducendo una battaglia «da solo», da autentico "outsider". «In questo momento - racconta un esponente di via dell'Umiltà - Fini ha bisogno di alzare il tiro, e lo fa alzando la voce in fase di costruzione del Pdl e, quindi, di programmazione di futuri incarichi». Insomma, nell'aria della maggioranza c'è parecchia tensione, e Berlusconi è sempre di più alle prese con le mine da evitare. Schifani che pressa sul caso Villari, Maroni che torna indietro sulla tassa per gli immigrati,e Fini che ultimamente sembra dialogare più con l'opposizione che con la maggioranza. «Noi dobbiamo scegliere se essere un governo decisionista o un governo che parla solo senza pensare ai fatti - tuona il forzista Osvaldo Napoli -. La fiducia accorcia i tempi e il Dl entro 60 giorni deve essere approvato. Fini prenda allora l'iniziativa di modificare i regolamenti della Camera per velocizzare i lavori». Intanto, oggi Berlusconi vedrà in un incontro privato a palazzo Grazioli alcuni dei colonnelli di via dell'Umiltà. Sul tavolo, tra le altre cose, il congresso del Pdl e la campagna elettorale in Sardegna. Ma sarà sicuramente anche l'occasione per il Cavaliere di affrontare con i suoi il "capitolo Fini-maggioranza", e discutere di alcuni punti per lui cruciali. Uno su tutti, la riforma della giustizia, sulla quale spiega «se sarà possibile lavorare anche con l'opposizione, saremo felici. Non c'è nessun diktat da parte mia, c'è l'auspicio di farla insieme, ma se non ci fosse questa possibilità, noi abbiamo i numeri per andare avanti e farla da soli».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.