Quando le manette scattano o tintinnano in funzione di obbiettivi diversi da quelli voluti dal legislatore si imboccano strade dalle quali diventa a volte impossibile uscire senza procurare danni irreparabili, per quanto si sia poi colti da dubbi e rimorsi. C'è un altro passaggio del nuovo libro di Di Pietro, questa volta riguardante la sua esperienza politica, che mi ha sorpreso. È quello in cui l'ex magistrato si vanta di avere «stracciato» Giuliano Ferrara nel collegio del Mugello, dove fu eletto senatore più di 10 anni fa come candidato di D'Alema. Ma Ferrara fu astutamente messo in pista da Silvio Berlusconi proprio per facilitare in un collegio blindato della sinistra come quello del Mugello l'elezione di Di Pietro. Che, senza Ferrara, avrebbe dovuto vedersela da solo, rischiando la sconfitta, con Sandro Curzi, candidato da Rifondazione Comunista per contestare la curiosa collocazione dell'ex magistrato a sinistra. Dove ne stanno tuttora subendo i devastanti effetti politici, come dimostrano i guai di Walter Veltroni. Francesco Damato
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