I due esponenti della politica capitolina, giunti alla festa dell'Udc nella località termale, sono seduti intorno ad un tavolo insieme agli Udc Luciano Ciocchetti e Armando Dionisi. L'occasione ufficiale è quella, appunto, di confrontarsi sulla riforma di Roma capitale. Quello che però si legge chiaramente tra le righe è il tentativo di ritrovare un dialogo tra le parti, un dialogo, per alcuni di loro, perso da tempo. «È tanto che non riusciamo a parlare con il sindaco e ad avere un confronto con lui, più o meno da poco dopo le elezioni», confida Ciocchetti. Un esempio: «Prima dell'estate si parlava di allargamento della giunta comunale inserendo anche Udc e Destra. Dopodiché il nulla. Di certo ora non devo essere io a cercarlo». Dal canto suo Alemanno, riconosce l'importanza di tornare a dialogare con «i vecchi amici», persone con cui «abbiamo fatto tante battaglie in Campidoglio». Ma allargare la giunta, per il primo cittadino di Roma «non ha più senso, è una questione superata». Diverso per Alemanno è il discorso per cui «serve dialogare su altre questioni importanti, come per esempio le elezioni per la Regione Lazio». Mentre nella sala Fellini si svolgeva il dibattito sul futuro della capitale, in un'altra area della kermesse centrista si assisteva ad un botta risposta tra Fabrizio Cicchitto e il duo D'Alema-Casini. Il terreno su cui si giocava la partita è ovviamente quello della riforma della legge elettorale per le europee, un iter che non è ancora partito ma su cui, praticamente è già scontro tra maggioranza e opposizione. A riscaldare subito il clima ci pensa il leader dell'Udc e lo fa replicando a distanza a Maurizio Gasparri. «Casini, che quattro mesi fa, si presentò come candidato premier, dovrebbe chiedere uno sbarramento al 7% e non spaventarsi per il 5», provoca il capogruppo del Pdl al Senato. Il leader dei centristi accetta la sfida ma chiede di lasciare le preferenze «così è pari e patta». La vera nota di rilievo è il feeling manifestato tra Casini e Massimo D'Alema. I due si incontrano prima, vanno a prendere un caffè, poi si fermano a parlare per venti minuti in quello che in breve tempo si trasforma in una sorta di mini-vertice tra Udc e Pd: ci sono anche Vietti e Cesa, Fioroni e Chiamparino. Casini accompagna D'Alema sul palco dove con Ciriaco De Mita e Fabrizio Cicchitto si parla di riforma elettorale. L'ex presidente di Ds rassicura i centristi che il Pd farà fronte comune con via dei Due Macelli per difendere il voto di preferenza, «una questione seria, non una tecnicalità», una questione che riguarda «la qualità della democrazia, e chi ci crede deve dare battaglia». Il no alla proposta della maggioranza è totale: «È la goccia che fa traboccare il vaso, la chiusura del cerchio, la definitiva spogliazione dei cittadini della possibilità di scegliere da chi vogliono essere rappresentati». Il pericolo che la democrazia si trasformi in oligarchia secondo l'esponente del Pd è reale. Come contrastare questa «deriva»? «La mia idea è che sia arrivato il momento di avere un bipolarismo meno rigido che restituisca ai partiti la loro responsabilità. E il modello che corrisponde meglio è il modello tedesco. Quelli che ne sono convinti devono dare battaglia». Una frase che gli regala l'ovazione della platea della festa dell'Udc. Ospite dello stesso dibattito Cicchitto replica con un secco «no» alla richiesta di difendere le preferenze avanzata dall'Udc. «Non è vero che con le preferenze c'è la democrazia», dice paventando il voto di scambio «soprattutto al Sud. Solo se ci penso mi vengono i brividi alla schiena...».
E Alemanno prova
Argomenti