Politica

Abruzzo, fine sinistra

La Regione è infatti governata da una coalizione di cui fa parte anche la sinistra radicale, le quattro Province sono amministrate da analoghe maggioranze, Pescara, la città più importante d'Abruzzo, è governata da una giunta di centrosinistra (ma senza Arcobaleno), guidata da Luciano D'Alfonso, riconfermato nella primavera scorsa al primo turno e segretario regionale del partito Democratico. Un sindaco a tempo in quanto nel 2010, scadenza naturale del consiglio regionale, lo stesso D'Alfonso - non è un mistero - si sarebbe candidato per succedere a Del Turco. La disavventura giudiziaria del governatore, finito ora nel carcere di Sulmona, nella cinica visione del carrierismo politico avrebbe potuto trasformarsi in un vantaggio per il sindaco di Pescara. Ma le cose stanno diversamente perchè anche D'Alfonso sta vivendo un periodo difficile dal punto di vista giudiziario. È indagato dalla Procura di Pescara, la stessa che ha chiesto e ottenuto l'arresto di Del Turco e di altri amministratori regionali, per reati pesanti: corruzione, concussione, truffa aggravata e altro. Nei prossimi giorni dovrà essere interrogato dal Pm Gennaro Varone che una settimana fa ha disposto varie perquisizioni nell'abitazione e degli uffici del primo cittadino. Un mese prima era stato arrestato il suo braccio destro, Guido Dezio, funzionario comunale, responsabile del settore appalti del Comune. È tornato libero dopo 40 giorni di arresti domiciliari. Sempre D'Alfonso è indagato per altri due inchieste. La più importante quella dei rapporti con diversi imprenditori pescaresi che hanno chiesto e ottenuto accordi di programma con notevoli vantaggi per i costruttori. In cambio - secondo l'accusa - ci sarebbero state dazoni di danaro, quanto meno nella forma di finanziamenti illeciti al partito. Significativa la perquisizione della sede dell'ex Margherita, partito in cui militava D'Alfonso, e nell'abitazione del segretario cittadino del Pd. I partiti dell'opposizione (Pdl e varie lista civiche) hanno chiesto le dimissioni di D'Alfonso dopo le perquisizioni e l'informazione di garanzia. Regione e Comune di Pescara accomunati dunque da inchieste giudiziarie che potrebbero sovvertire il responso delle urne del 2005 (Regione) e 2008 (Pescara) e anticipare il ritorno al voto. Una situazione ritenuta preoccupante dai dirigenti locali del Partito democratico, ma anche dai vertici centrali che, dopo la ventata di centrodestra alle ultima politiche (la maggioranza degli abruzzesi ha votato per il Pdl) temono di perdere anche le loro ultime roccaforti in Abruzzo. Il Partito Democratico si trova in prima linea in questa débacle politico-giudiziaria. Del Turco, dopo essere uscito dallo Sdi di Boselli è entrato nel Partito democratico confluendovi con la sua Alleanza riformista. Luciano D'Alfonso è segretario regionale del Pd, mentre uno dei personaggi maggiormente coinvolti nella tangentopoli della sanità, Camillo Cesarone (associazione per delimquere, corruzione, concussione e altro) recentemente era stato nominato capogruppo del Pd in consiglio regionale. Per ora allo sbando è proprio l'istituto regionale. Del Turco, in isolamento fino a mercoledì prossimo (non può conferire nemmeno con il suo avvocato) non può nel frattempro rassegnare le dimissioni. Il vice presidente Enrico Paolini (Pd, ex Ds) ieri ha parlato telefonicamente con il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e con il ministro Raffaele Fitto, per avere lumi anche sui tempi per l'emanazione del decreto di sospensione di Del Turco da parte del presidente Berlusconi. Atto dovuto e non discrezionale in caso di detenzione di un presidente di regone. Intanto gli alleati cominciano a smarcarsi: Italia dei valori, Rifondazione e Comunisti italiani hanno praticamente ritirato i loro assessori che hanno consegnato le dimissioni nelle mani dei segretari dei rispettivi partiti. Tutti chiedono elezioni anticipate come ovviamente hanno fatto, a maggior ragione, le opposizioni di centrodestra. E pensare che tra Del Turco e D'Alfonso c'è stata sempre una ruggine. Il primo nel 2005 soffiò al secondo la candidatura alla Regione e anche per il 2010 sarebbe continuata la sfida, ma la mannaia giudiziatria rischia di eliminare entrambi dalla vita politica.

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