Non c'è una lira, pardon un euro per nessuno. Vengano pure gli scioperi, ha spiegato ieri il responsabile del dicastero i Via XX settembre in un'intervista al Corriere della Sera, ma ci si ricordi che, senza denaro nella casse statali per coprire qualunque provvedimento, protestare contro il carovita e il prezzo del petrolio significa manifestare contro la pioggia. Un avviso che vale anche per se stesso e per il suo governo. Con la crescita economica praticamente azzerata e con il deficit del bilancio statale in salita sarà difficile, anzi impossibile, accogliere le istanze dei componenti del suo esecutivo. Con questi presupposti va così a farsi benedire anche la promessa di un ulteriore taglio delle tasse. Dopo gli sgravi promessi in campagna elettorale, e attuati dal primo consiglio dei ministro: il taglio dell'Ici e la detassazione degli straordinari, lo spazio di manovra si è notevolmente ridotto. E quasi annnullato. Resta una sola strada, secondo il ministro dell'Economia, e cioè una spinta forte e veloce per rendere concreta l'applicazione del federalismo fiscale. «La riduzione delle tasse verrà come dividendo del federalismo fiscale, meno spese e meno tasse, e con una crescita socialmente concertata» ha spiegato Tremonti. Che ha aggiunto: «Da qui potrà uscire nuova ricchezza che dovrà essere destinata alla prioritaria riduzione del carico fiscale sul lavoro dipendente, le pensioni e le famiglie». «Non possiamo dividere una torta che non c'è, ma - ha continuato Tremonti - sperare di creare tutti insieme un maggior prodotto e una maggior giustizia. Sappiamo bene che nel paese c'è sofferenza, ma anche che questa potrebbe crescere e non ridursi con una spesa pubblica non coperta, che porterebbe al disastro i conti». Una posizione che nella serata di ieri ha riscosso il plauso di chi, sul federalismo fiscale, ha costruito una parte del suo successo elettorale. E cioè la Lega Nord che con il suo leader più rappresentativo Umberto Bossi ha detto: «Tremonti? È saggio e quel che ha detto a proposito dei tagli alle tasse è positivo»: Bossi, che è in Lapponia per seguire la nazionale di calcio padana impegnata in un mini torneo a cinque ha affermato che, oltretutto «sarebbe assurdo fare tagli senza un progetto complessivo, c'è il rischio che salti per aria il Paese». «Invece - ha concluso il leader del Carroccio e ministro delle Riforme - il federalismo è proprio un progetto complessivo e all'interno di questo progetto globale si può parlare di tagli alle tasse». E sempre a proposito di imposte Tremonti non ha dimenticato la sua creatura fiscale: la Robin Hood Tax che colpisce gli extraprofitti registrati dalle aziende petrolifere e da quelle bancarie. «Il Portogallo ha adottato ieri (sabato ndr) la Robin Tax e, commentando le affermazioni di quanti in Italia invece contestano il suo provvedimento, Tremonti ha affermato: «Si dice che sia un'imposta inutile, perché tanto i petrolieri la traslerebbero sui prezzi. In questi termini l'unica imposta giusta sarebbe quella sugli operai, che non la possono traslare». «Fa effetto - ha proseguito - che l'anno scorso sia stato ritenuto giusto il raddoppio dell'Iva sul riscaldamento per le famiglie, perché tanto non potevano traslare la tassa, e invece ora si ritenga ingiusta l'imposizione sugli extraprofitti dei petrolieri. Gli effetti sui prezzi saranno bloccati dalle autorità di controllo. E comunque è meglio prendere quattro miliardi lì che doverli tagliare alla spesa sociale e alla sanità». Infine un passaggio sulle infrastrutture e sull'accusa di tagli negli stanziamenti. Tremonti ha spiegato che «non è vero» che per far quadrare i conti sia stata tagliata la spesa per le infrastrutture, anzi, «al Sud stanno arrivando 100 miliardi di investimenti. Il vero problema non è avere, ma usare i capitali. L'Autostrada del Sole, la più grande opera moderna di unificazione del Paese, è stata costruita senza una lira di fondi pubblici, ma con una fortissima regia pubblica».
L'altolà di Tremonti
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