Politica

Il governo del Pd

Ci ha pensato Walter Veltroni a rispolverare l'argenteria di famiglia riproponendo al grande pubblico l'esperimento varato da Achille Occhetto nel 1989: quello del governo-ombra. Un esecutivo dell'opposizione messo a punto per incalzare Silvio Berlusconi e la sua squadra. Il segretario sceglie il Tempio di Adriano per presentare i suoi 21 ministri-ombra che, fedeli al proprio ruolo, non si materializzano davanti alla pattuglia di giornalisti (unico presente il titolare del dicastero-ombra dell'Ambiente Ermete Realacci). Veltroni invita a non fare paragoni col passato, spiega che questa iniziativa è un'ulteriore passo verso «l'europeizzazione del nostro sistema politico», racconta di essere salito al Colle in mattinata per illustrare il tutto al Capo dello Stato poi, legge la lista. Nove donne e 12 uomini. Rispetto al Berlusconi IV manca il ministero dei Rapporti con il Parlamento (l'attività verrà svolta dai capigruppo Anna Finocchiaro e Antonello Soro) sostituito da quello della Comunicazione affidato a Giovanna Melandri. Mentre l'ex diesse Michele Ventura si occuperà dell'attuazione del programma. Del Pdl. Per vederli tutti all'opera bisognerà aspettare lunedì pomeriggio quando il governo-ombra si riunirà nella sala Aldo Moro del gruppo del Pd alla Camera per il primo consiglio. Ma non è certo quella dell'esecutivo l'ombra che preoccupa di più Veltroni. In fondo il segretario lo aveva detto: «Entro 48 ore presenterò la mia lista». E alla fine ne ha impiegate 46 per stilarla. Già che c'era, però, ha messo mano all'organizzazione del partito. Così, al posto del vecchio «caminetto» ecco arrivare il coordinamento. Nove componenti: Pierluigi Bersani (ministro-ombra dell'Economia), Piero Fassino (Esteri), Enrico Letta (Welfare), il vicesegretario Dario Franceschini, il coordinatore della fase costituente Goffredo Bettini, i capigruppo Finocchiaro e Soro, Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni. Questi ultimi diventeranno coordinatore dell'area organizzazione e dell'area comunicazione. Insomma, ci sono tutte le anime del partito. O quasi. Mancano i prodiani e manca, soprattutto, Massimo D'Alema. Veltroni minimizza spiegando che non c'è «alcun conflitto» e che «Massimo ha chiesto di poter lavorare con la Fondazione Italianieuropei», ma l'assenza dell'ex vicepremier pesa. Un D'Alema fuori dagli schemi e un D'Alema pericoloso e al loft lo sanno bene. Forse per questo Franceschini spiega che «alle riunioni del coordinamento potranno essere invitati di volta in volta singoli componenti del governo ombra o dirigenti di partito per le materie di loro competenza». La speranza, forse, è che l'ex ministro degli Esteri torni sui suoi passi. Meglio un'altra ombra seduta al tavolo del loft che un'ombra che aleggia libera, come uno spettro, in Italia.

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