E dove esercitano, i custodi dell'obiettività, la loro funzione di pluralismo per rieducare le coscienze deviate? Proprio dalle tv di Stato, pagate dal cittadino. Stiamo parlando del "santorismo", che ormai sfugge allo stesso Michele Santoro. "Anno Zero" ha riproposto, per filo e per segno, tutti i luoghi comuni, i complessi psichiatrici, le sindromi di Stoccolma, dell'anti-berlusconismo, che da 15 anni favoriscono il Cavaliere. La puntata dell'altra sera, infatti, ci ha ricordato che la Cdl non può parlare di sicurezza perché l'insicurezza l'ha creata e ci ha prosperato Berlusconi, come l'indulto, l'immigrazione selvaggia, la corruzione, le morti sui posti di lavoro, la crisi economica, istituzionale. E cosa è emerso? Che il povero Romano Prodi non ha sbagliato nulla, non ha alzato le tasse, non ha mandato in libertà i detenuti e non si è sbracato nei confronti dei rom. Ma ha solo ereditato una situazione insostenibile e che il nuovista Walter Veltroni ha peccato di presunzione nel non difenderlo in campagna elettorale. Viene quasi il sospetto che si sia cercato l'incidente diplomatico per riproporre un film già visto: l'allontanamento coatto di Santoro dalla Rai. Il santorismo, quindi, esprime per intero le anime e i miti incapacitanti della sinistra; Michele Santoro è Masaniello (l'incarnazione vivente e popolare del Bene, della democrazia, dell'uguaglianza, della giustizia); Tonino Di Pietro è Robespierre, Marco Travaglio il contabile, il ragioniere di Robespierre; la contessina Beatrice Borromeo, la mentalità radical chic dei nobili "vicini agli operai", Giovanni Sartori, il "liberal" elitario che spiega alle masse la Verità. Insomma, la sinistra è proprio all'Anno zero e continuerà sempre a farsi del male.
Riparte la grancassa della sinistra in Tv
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